Montespertoli, l’Associazione dei Viticoltori presenta la prima mappa dei vigneti a cura di Enogea,


Svelato a stampa di settore e operatori il lavoro cartografico firmato da Alessandro Masnaghetti: una fotografia completa del Comune per raccontarne storia, vocazione e complessità.

Montespertoli (FI), 2 dicembre 2025 

L’Associazione dei Viticoltori di Montespertoli ha presentato alla stampa di settore e agli operatori la prima mappa dei vigneti di Enogea, realizzata da Alessandro Masnaghetti, punto di riferimento della cartografia vitivinicola italiana e non solo. La presentazione ufficiale è avvenuta lunedì primo dicembre presso il MuTer – Museo del Territorio di Montespertoli.

Il progetto, voluto dalle tredici aziende associate, con il patrocinio del Comune, segna l’inizio di un percorso strutturato per definire e comunicare l’identità di Montespertoli, che emerge chiaramente solo attraverso una visione d’insieme. 

La mappa, concepita come una fotografia del Comune nella sua interezza, evidenzia infatti la complessità viticola, geologica e storica dell’area, superando la semplice narrazione di una denominazione specifica. Masnaghetti ricorda infatti come comprendere Montespertoli significhi leggere anche il ruolo del Chianti DOCG e delle sue sottozone, in un quadro più ampio e articolato. 

Proprio in quest’ottica, Montespertoli emerge come la sottozona più densamente vitata del Chianti DOCG, mentre in termini di superficie vitata complessiva supera – con 2215 ettari al suo attivo – tutti i comuni del Chianti Classico, confermando così il peso storico e produttivo della viticoltura locale. Tutto ciò senza dimenticare l’olivo e il bosco, elementi fondamentali del paesaggio di Montespertoli, così come i tanti geositi messi in evidenza da Masnaghetti, ovvero i luoghi dove è possibile toccare con mano la particolare e complessa geologia di queste colline. 

Sempre in tema di identità, non meno importante è stato il supporto storico fornito dal Catasto Ferdinandeo Leopoldinoche ha permesso, insieme alla tradizione locale e alle peculiarità del paesaggio di Montespertoli, di individuare 18 diverse Unità Geografiche: uno strumento utile ai produttori per comunicare il proprio territorio con maggiori dettagli possibili.

Con la mappa di Enogea, l’Associazione aggiunge un importante tassello in un percorso di conoscenza, studio e valorizzazione, fondato sulla consapevolezza che l’identità passa innanzitutto dalla comprensione della storia paesaggistica, dei vigneti e della loro distribuzione. 

Siamo orgogliosi di vedere concretizzato un lavoro su cui abbiamo creduto e lavorato con grande intensità: poterlo leggere, vedere da vicino e toccare con mano ci rende ancora più orgogliosi di fare vino a Montespertoli. Questo progetto è un altro passo importante per la nostra giovane Associazione, che non ha alcuna intenzione di fermarsi ma di proseguire con decisione nel proprio percorso.”, dichiara Giulio Tinacci, Presidente dell’Associazione dei Viticoltori di Montespertoli.

Molto soddisfatto anche il Sindaco di Montespertoli, Alessio Mugnaini: “Abbiamo sostenuto fin da subito questo progetto come Amministrazione Comunale perché crediamo che sia un lavoro di ricerca e di promozione fondamentale. Grazie alle competenze messe in campo, abbiamo una mappa completa dei vigneti di Montespertoli che può essere utilizzata da tutte le aziende nella loro promozione e che troverà spazio anche al Museo del Territorio. Complimenti all’Associazione Viticoltori che conferma il suo dinamismo e a tutte le aziende che hanno dato il proprio contributo”.

Nel corso dell’incontro sono stati, inoltre, annunciati gli “Ambasciatori di Montespertoli 2025”, riconoscimenti riservati a coloro che hanno contribuito a rappresentare e promuovere il territorio nelle rispettive attività: Miglior Comunicatore è Martin Rance, delegato Fisar Firenze; Miglior Enoteca è Maciste Wine Bar (Empoli, FI); Miglior Ristorante è La Lanterna di Pulica (Montelupo Fiorentino, FI)

L’ASSOCIAZIONE

Nata nel 2022, l’Associazione Viticoltori di Montespertoli raggruppa 13 aziende accomunate da pratiche agricole sostenibili e dalla volontà di promuovere un territorio tra i più vitati della Toscana, la cui vocazione vitivinicola non ha, fin qui, goduto dell’attenzione che merita. 

AZIENDE: Podere all’Anselmo, Tenuta Barbadoro, Fattoria di Bonsalto, Tenuta Coeli Aula, Fattoria La Gigliola, Le Fonti a San Giorgio, Podere Ghisone, Fattoria La Leccia, La Lupinella, Montalbino, Fattorie Parri, Castello Sonnino e Valleprima.

Con il patrocinio di:

Contatti:

info@viticoltorimontespertoli.it

viticoltorimontespertoli.it

Ufficio Stampa

Affinamenti

Marina Ciancaglini

marina@affinamenti.it

Slow Wine Fair a BolognaFiere dal 22 al 24 febbraio 2026

Dal 22 al 24 febbraio 2026 torna a Bologna la Slow Wine Fair, organizzata da BolognaFiere con la direzione artistica di Slow Food e il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, del Comune di Bologna, della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna, e di Confcommercio Ascom Bologna.

Il vino giusto: il tema della Slow Wine Fair 2026 La Slow Wine Fair è stata presentata oggi a Milano in una conferenza stampa. Il sito slowinefair.slowfood.it presenta già un catalogo dei primi 500 di oltre 1000 produttori che saranno presenti a BolognaFiere, insieme alla possibilità di acquistare i biglietti di ingresso, la domenica per il pubblico di appassionati e il lunedì e il martedì con un taglio b2b. Per la sua quinta edizione, la Slow Wine Fair apre un nuovo fronte di riflessione e confronto: quello del vino giusto, approfondendo la dimensione sociale della filiera vitivinicola. Dopo aver indagato la salute del suolo, il packaging e la logistica come elementi chiave della sostenibilità, l’edizione 2026 amplia ulteriormente lo sguardo, mettendo al centro non solo la qualità organolettica e ambientale del vino, ma anche il suo impatto sulle persone e sulle comunità. Un vino davvero buono e pulito, secondo la visione di Slow Food, deve essere anche giusto: prodotto senza sfruttare lavoratori e territori, capace di generare valore condiviso, lavoro dignitoso, inclusione e nuove opportunità. È su questi temi che la Slow Wine Fair 2026 diventa terreno di dialogo tra produttori, esperti, ricercatori, consorzi, istituzioni, buyer e professionisti dell’Horeca. Attraverso conferenze e incontri – sia online a partire da gennaio sia nei tre giorni in fiera – l’evento invita a riflettere sul ruolo sociale del vino come strumento di integrazione dei lavoratori stranieri, di promozione dell’imprenditoria femminile e giovanile, e di rigenerazione delle Terre Alte, spesso marginalizzate ma ricche di potenzialità. Una sfida complessa, che non ha risposte univoche ma richiede visione, alleanze e scelte produttive coraggiose.

Gianpiero Calzolari, Presidente BolognaFiere: «Slow Wine Fair si conferma una piattaforma che unisce valore culturale, visione internazionale e una filiera sempre più attenta alla sostenibilità. Il tema del vino giusto amplia lo sguardo sulla dimensione sociale del settore, mettendo al centro lavoro dignitoso, inclusione e responsabilità verso i territori. Per BolognaFiere, Slow Wine Fair e SANA Food rappresentano appuntamenti chiave dedicati al canale Horeca e alla qualità dei consumi fuori casa, ambiti nei quali vogliamo generare contenuti, connessioni e nuove opportunità di business. La sinergia con Slow Food rafforza questo percorso per la costruzione di un ecosistema che promuove competenze, responsabilità e una cultura del cibo e del vino capace di creare valore per l’intera filiera».

Federico Varazi, Vicepresidente Slow Food Italia: «Con l’edizione 2026 della Slow Wine Fair vogliamo affermare con chiarezza che la qualità del vino non può essere separata dalla qualità del lavoro. Parlare di un vino “buono, pulito e giusto” significa assumersi una responsabilità politica verso i territori e le persone che li abitano. Oggi, in un sistema economico che premia la competizione al ribasso, non è accettabile che proprio l’agricoltura e la ristorazione, settori simbolo della nostra identità culturale, siano tra i più esposti allo sfruttamento lavorativo e al caporalato. Difendere il lavoro agricolo significa difendere le comunità rurali, garantire dignità ai lavoratori migranti, creare opportunità per i giovani e per le donne che vogliono costruire impresa nelle aree interne e nelle Terre Alte. Significa anche rivendicare un modello diverso di sviluppo, capace di generare ricchezza diffusa e non profitti concentrati in poche aziende. Ogni bottiglia di vino racconta tutto questo: il modo in cui si coltiva la vigna, le relazioni tra chi produce e chi lavora, la cura o l’abbandono dei territori. Per questo chiediamo a chi beve vino di compiere una scelta politica e culturale, non solo gastronomica. Perché giustizia sociale e ambientale non sono un elemento accessorio del vino: sono la sua sostanza». 

Giancarlo Gariglio, Coordinatore Slow Wine Coalition: «Giunti alla presentazione della quinta edizione della Slow Wine Fair, possiamo fare un primo punto sull’identità che la fiera sta assumendo. Per prima cosa la qualità altissima delle cantine coinvolte, selezionate sia dal punto di vista dei vini sia per le pratiche agricole ed enologiche impiegate. Altrettanto distintiva è la percentuale di realtà certificate biologiche, biodinamiche o in conversione, che oltrepassa il 60%. Questa grandissima omogeneità degli espositori fa sì che la Fair attiri ormai un parterre di operatori dell’Horeca italiana di alto livello – anche in forza del Premio carta vini terroir e spirito Slow che riscuote un successo sempre crescente sia come numero di candidati sia come premiati – e sia sempre più in crescita anche l’interesse da parte degli operatori stranieri che hanno compreso come stia accadendo qualcosa di importante a Bologna. Ma la Fair non è solo vino. Anche per le altre filiere il nostro impegno è volto all’eccellenza, come per la selezione di amari, per i roaster che portano alla Slow Wine Fair alcuni dei migliori caffè italiani e non solo, per l’offerta sia dei sidri sia degli spirits, in crescita anche quest’anno. Accanto all’unicità dei prodotti presentati, la Slow Wine Fair si distingue perché avvia il dibattito sui temi legati alla sostenibilità ambientale, alla tutela del paesaggio e alla giustizia sociale in ambito agricolo. E inoltre, avvicina un pubblico di appassionati giovani, proprio quel segmento di consumatori per pare essere meno vicino al consumo di vino, ma che forse ha solo bisogno di conoscere il prodotto da un punto di vista più affine alle loro idee».

Brunella Saccone, ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, ha sottolineato l’avanguardia di temi e tendenze che fa emergere la Slow Wine Fair. Nelle quattro edizioni precedenti la manifestazione è cresciuta a livello di interesse internazionale, con un’attenzione da parte dei buyer sempre più significativa, perché a Bologna davvero si creano le condizioni per un momento di conoscenza concreto di piccole realtà che possiamo definire eroiche: piccolissime aziende, a cui la fiera di Bologna dà la possibilità di creare nuove connessioni commerciali.

 I numeri dell’edizione 2025 Slow Wine Fair 2025, svoltasi lo scorso febbraio per la prima volta in contemporanea con SANA Food, aperta al pubblico nella giornata di domenica e con accesso riservato agli operatori lunedì e martedì, ha registrato 15.000 ingressi, con una crescita di oltre il 20% rispetto all’edizione precedente. La manifestazione ha visto la partecipazione di oltre 1000 cantine espositriciprovenienti da tutte le regioni italiane e da 32 Paesi. Più di 750 le cantine certificate biologiche, biodinamiche o in conversione. I visitatori hanno potuto degustare 6.000 etichette, partecipare a 17 masterclass, seguire 21 conferenze, incontri e presentazioni in fiera e prendere parte a 58 degustazioni tra Mixology Lab, nell’area della Fiera dell’Amaro d’Italia, e negli spazi istituzionali. Sul fronte B2B, oltre 2.000 appuntamenti professionali hanno messo in contatto cantine e produttori di food specialties, con 300 buyer internazionaliselezionati grazie alla collaborazione con ICE.

Fonte Ufficio stampa Slow Wine Fair 2026
BolognaFiere: Daniela Modonesi – 366 6659090 – daniela.modonesi@bolognafiere.it
Slow Food: Elisa Virgillito – 345 2598615, Elena Coccia – 348 0120860, Valter Musso 335 7422962stampa@slowfood.it 

La satira sul vino, le vignette più belle di Spirito di Vino 2025

Ventiseiesima edizione di Spirito di Vino, il Concorso internazionale di satira enoica nato nel 2000 grazie al Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia. Lo scopo è dare la possibilità a tutti i vignettisti, di raccontare il mondo del vino in modo originale attraverso il linguaggio graffiante della satira.

Circa 300 le vignette arrivate da tutto il mondo e vagliate dalla prestigiosa giuria riunitasi a fine settembre al Rigolo di Milano. L’italiano Tommaso Gianno, con “Peace and wine” per la categoria over 30, e Ameen Alhabarah dall’Arabia Saudita, con l’opera “Prisoner of the bottle” per quella under 35,  sono i vincitori di questa edizione.

PRIMO CLASSIFICATO OVER 35 – Tommaso Gianno – Peace And Wine

PRIMO CLASSIFICATO UNDER 35 – Ameen Alhabarah – Prisoner Of The Bottle

Tra i 30 finalisti sono stati premiati anche, nella categoria under 35, Malika Giovannievna Romanova (Italia) con “Veni vini vici” (seconda classificata) e Mojtaba Heiderpanah (Iran) con “I’m tipsy” (terzo classificato).

SECONDA CLASSIFICATA UNDER 35 – Malika Giovannievna Romanova – Veni Vini Vici

TERZO CLASSIFICATA UNDER 35 – Mojtaba Heidarpanah – I’m tipsy

Nella categoria over 35 invece il secondo premio è stato assegnato all’ucraino Oleksy Kustovsky con la vignetta “Dove of wine”, mentre il terzo posto è stato attribuito ex aequo agli italiani Lamberto Tomassini con “Vini italiani in USA” ed Elisa Vallarino con “Bianchi”. Il Premio speciale – Premio Cover è andato al messicano Arturo Rosas per l’opera “Kiss”.

SECONDO CLASSIFICATO OVER 35 – Oleksy Kustovsky – Dove Of Wine

TERZO CLASSIFICATO OVER 35 – Lamberto Tomassini – Vini italiani in USA

TERZA CLASSIFICATA OVER 35 – Elisa Vallarino – Bianchi

Premio speciale – Premio Cover è andato al messicano Arturo Rosas per l’opera Kiss.

“Spirito di Vino – ha commentato la presidente del Movimento Turismo del Vino Fvg, Elda Felluga – conferma la sua vocazione, che è quella di unire vino, cultura e satira in un unico palcoscenico internazionale, dove ogni vignetta è un brindisi alla libertà di pensiero e al piacere di guardare la realtà con un pizzico di ironia”.

La giuria
I vincitori, sono stati selezionati dalla giuria internazionale del concorso composta dal presidente in carica Alfio Krancic (vignettista), Emilio Giannelli (vignettista), Valerio Marini (vignettista), Gianluigi Colin (art and cover editor La Lettura Corriere della Sera), Aldo Colonetti (filosofo Politecnico di Milano), Fede & Tinto (conduttori Decanter — Rai Radio 2), Carlo Cambi (giornalista enogastronomico), Franz Botré (direttore Spirito di Vino), Enzo Rizzo (vicedirettore Spirito di Vino), Silvestro Serra (direttore Touring) ed Elda Felluga (presidente Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia).

Un corner speciale é stato dedicato a uno tra i più grandi maestri della satira italiana, Giorgio Forattini da sempre vicino alla manifestazione. 

“Per noi Forattini non è stato solo un presidente onorario – prosegue Elda Felluga –, ma un vero compagno di viaggio. Con il suo sguardo tagliente, curioso e ironico ha accompagnato la crescita di Spirito di Vino, contribuendo a farne un punto di riferimento internazionale. Dedicargli uno spazio nella mostra è il nostro modo per dirgli grazie e per continuare a far vivere il suo spirito, che resta impresso in tante delle pagine più significative del concorso”.

Come ogni anno, dalle vignette selezionate è nato anche il Calendario “Spirito di Vino”, diventato nel tempo un oggetto da collezione. La copertina di questa edizione è dedicata a via Rastello, una delle vie di Gorizia, oggi simbolo di creatività e rinascita culturale. 


STORIA, IDENTITA’ E VALORE: IL VINO TOSCANA IGT CELEBRA IL TRENTENNALE DELLA DENOMINAZIONE

Un momento di confronto per ripercorrere le tappe che hanno portato l’Indicazione Geografica a diventare un simbolo di eccellenza enologica ed innovazione. Tra i protagonisti, i fondatori del Consorzio – Antinori, Frescobaldi e Folonari.


Storia, identità e valore del vino Toscana IGT: trent’anni della Indicazione Geografica celebrati stamattina a Palazzo Strozzi Sacrati di Firenze, nella sede della Regione Toscana, con un incontro che ha inteso ripercorrere attraverso questi tre principali elementi le tappe che hanno portato il vino Toscana a diventare un simbolo di eccellenza e di innovazione, grazie all’impegno dei produttori e alla forza di un territorio unico.

A introdurre gli interventi è stato il Presidente del Consorzio Vino Toscana Cesare Cecchi, il quale ha intrapreso un racconto sull’excursus compiuto dalla denominazione nel corso degli anni.
L’odierna celebrazione infatti si basa sulla ricorrenza trentennale dall’emanazione del Disciplinare di Produzione del vino Toscana IGT con DM 9/10/1995 G.U. 250 del 25/10/1995, facendo seguito alla Legge 164/1992 che introduceva per la prima volta la classificazione Indicazione Geografica Tipica per i vini.

“Negli anni ’80 del secolo scorso – ha spiegato Cecchi – si sviluppò l’idea di riunire i produttori in una casa comune e con tale scopo il 22 novembre 1984 nacque l’Ente Tutela Vini dei Colli della Toscana Centrale i cui tre soci fondatori furono Piero Antinori, Vittorio Frescobaldi e Ambrogio Folonari. Ente che è rimasto tale fino al 27 luglio 1995, quando ha cambiato nome in “Ente Tutela Vini di Toscana”, in previsione dell’arrivo del Disciplinare del vino Toscana IGT, nell’ottobre dello stesso anno. È stato solo più recentemente, il 10 giugno 2019, che – ha aggiunto – l’Ente è stato poi trasformato in “Consorzio Vino Toscana”.

Il Consorzio ad oggi riunisce 404 soci e, se si considerano anche i soci delle 14 cooperative di primo grado esistenti in Toscana e associate, si arriva a superare i 1.600 associati. Una rappresentatività che stando ai predetti numeri si attesta attualmente al 40% dei produttori e al 62% della produzione, motivo per cui ha ottenuto il riconoscimento dal Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste, con l’auspicio di arrivare presto all’erga omnes per operare per tutti i produttori e imbottigliatori della Indicazione Geografica.
Nell’intervento di Cecchi, anche un cenno all’importante lavoro di modifica del Disciplinare recentemente occorso e attualmente in attesa dell’approvazione del Comitato Nazionale per poter iniziare l’iter comunitario, i cui punti principali sono la modifica del nome e l’introduzione della possibilità di produrre vini Spumante.
Ciò premesso, quello che emerge dall’odierna iniziativa è che oggi i produttori stanno utilizzando tutte le possibilità fornite dal Disciplinare del Toscana IGT – più attuale che mai – che per loro rappresenta un importante strumento per affrontare un mercato non sempre facile. “Sta a tutti noi – ha concluso il Presidente Cecchi – utilizzare al meglio il nome geografico “Toscana”, svilupparne le potenzialità e assecondarne la naturale evoluzione in funzione delle opportunità che le aziende vitivinicole toscane possono cogliere. Come Consorzioil nostro primo impegno è la tutela del nome geografico “Toscana” da contraffazioni, usi illeciti e usi impropri, ma siamo attivi anche nel campo della valorizzazione dei vini Toscana IGT attraverso l’organizzazione di iniziative a supporto delle aziende associate”.

E sono stati proprio i produttori “storici”, quelli che hanno contribuito a suo tempo alla fondazione dell’Ente Tutela Vini – oggi Consorzio Vino Toscana – a raccontare questo percorso. Le testimonianze delle aziende fondatrici del Consorzio hanno infatti coinvolto Piero Antinori per la Marchesi Antinori, Lamberto Frescobaldi per la Marchesi Frescobaldi e Giovanni Folonari per le tenute Ambrogio e Giovanni Folonari, Ruffino all’epoca della fondazione del Consorzio.

Nel medesimo contesto sono intervenuti altresì il Presidente di Federdoc Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, il Presidente di Avito Andrea Rossi ed il Professor Alberto Mattiacci dell’Università La Sapienza, il quale ha sottolineato come la denominazione si trovi di fronte ad una visione del futuro ottimistica e a tratti radiosa: “il futuro richiede positività e lo possiamo costruire solo noi con le nostre azioni e visioni. Il seme c’è e sembra che stia germogliando bene, tuttavia è necessario per costruirsi notorietà, tradizione e reputazione, capire su quale segmento declinarli, se nel Premium o nel Mas Market. La sensazione è che sia necessario avere il coraggio di puntare su una clientela sempre più orientata al Premium: una comunità già numerosa e ancora in crescita che, se adeguatamente sollecitata è in grado di rispondere con una domanda stabile e robusta”.

A concludere l’incontro, che si è tenuto nella suggestiva Sala delle Esposizioni, è stato il dott. Gennaro Giliberti, Dirigente Agricoltura Regione Toscana.

I NUMERI DEL TOSCANA IGT– Sul piatto, alcuni dati relativi alla denominazione, che nel 2024 ha restituito una produzione a valore di 470 milioni di euro. La produzione media rivendicata è infatti di 640mila ettolitri, che valgono il 27% della produzione di vino in Toscana; la superficie media annua di vigneto è di 13.500 ettari e i produttori interessati oltre 4000.
La distribuzione dell’IGT Toscana negli ultimi dieci anni ha fatto registrare una crescita nelle esportazioni e dunque non è strano se a fare la parte del leone sono soprattutto i mercati esteri, dove arriva il 69% della produzione totale. In Europa la fetta più sostanziosa delle esportazioni con il 46% del totale, seguita dagli Stati Uniti con il 33%. Solo terzo il mercato interno italiano, con il 31% della produzione. Il restante 21% si distribuisce tra Asia (6%) e altre aree (15%).

 

In 28mila al Mercato dei vignaioli Fivi di Bologna. Occasione di assaggi, approfondimenti e scambi 

    È calato il sipario sulla 14a edizione deMercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti FIVI (Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti). Che dopo tre giorni di festa nei 40mila metri quadrati messi a disposizione da BolognaFiere, si conferma il principale evento annuale dei vignaioli italiani.
    La parola ai numeri. Protagonisti del Mercato, 1.000 vignaioli e vignaiole FIVI, che hanno animato i padiglioni 29 e 30 raccontando, offrendo all’assaggio e vendendo ai wine lover oltre 8.000 vini artigianali, di qualità e di territorio. Accanto alle cantine italiane, provenienti da tutte le regioni, l’area espositiva e di degustazione del Mercato ha potuto vantare la presenza dei vignaioli europei delle associazioni nazionali bulgara, ceca e slovena appartenenti a CEVI – Confédération Européenne des Vignerons Indépendants. Senza contare gli oli di 28 aziende associate alla FIOI (Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti).
    1.500 i carrelli e i trolley a disposizione del pubblico per portare fino al parcheggio le bottiglie comprate; e nei padiglioni era attivo anche un pratico servizio di spedizioni a domicilio.
     
    Quanto ai visitatori, dal 15 al 17 novembre l’affluenza è stata costante e significativa, anche nella giornata di lunedì, più spiccatamente rivolta agli operatori professionali (ristoratori, enotecari, trader esteri, etc.). Un andamento che ha portato il Mercato dei Vini a superare il risultato dell’edizione 2024, che già aveva registrato ben 28.000 ingressi.
     
    «C’era il sole sui volti delle Vignaiole e dei Vignaioli, degli olivicoltori, delle migliaia di persone che in questi giorni si sono incontrate al Mercato dei Vini – sottolinea Rita Babini, Vignaiola e Presidente di FIVI –. La magia si è avverata anche quest’anno: ancora una volta, sono stati tre giorni di festa che fanno guardare al futuro con ottimismo e speranza».
     
    «Il successo di questa edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti conferma ancora una volta la forza del modello FIVI e la capacità di BolognaFiere di valorizzarne l’identità – commenta Gianpiero Calzolari, Presidente di BolognaFiere –. La crescita dei visitatori, la qualità del pubblico e il legame sempre più saldo con la città ci dicono che questo appuntamento è diventato molto importante per il territorio e per l’intero settore. L’energia dei vignaioli, la loro storia e la loro visione arrivano dritte al cuore dei consumatori e generano una community autentica, fatta di passione e competenza. Abbiamo fatto bene a investire in un evento che guarda avanti e che, anno dopo anno, rafforza il ruolo di Bologna come capitale della cultura enologica e dell’enoturismo in Italia».
     
    A decretare il successo del Mercato dei Vini dei Vignaioli 2025 ha contributo il programma della manifestazione, sia nei padiglioni di BolognaFiere che ‘off’.
    Tutto esaurito per le masterclass, realizzate in collaborazione con ALMA – La scuola internazionale di cucina italiana, con FIOI e con PAU – Panificatori Agricoli Urbani.
    I quattro appuntamenti promossi da FIVI hanno avuto come filo conduttore il tema Vino, vigne, Vignaioli: una storia di famiglia e hanno approfondito diverse punte di diamante dell’enologia italiana: dal Moscato di Canelli al Cirò, dal Teroldego rotaliano ai vitigni come il Grechetto, la Malvasia Puntinata, il Bombino e il Montepulciano, che affondano le proprie radici nei terreni vulcanici laziali.
     
    Molto gettonato anche lo stand della Regione Emilia-Romagna, gestito dalla Direzione Agricoltura, che ha proposto un ciclo di degustazioni guidate dalla chef Carla Brigliadori per promuovere i prodotti DOP e IGP regionali in abbinamento con i vini del territorio, presentati dai vignaioli delle delegazioni FIVI dell’Emilia-Romagna. Al centro delle degustazioni: l’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia DOP, il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, i Salumi Piacentini DOP, la Piadina Romagnola IGP, il Parmigiano Reggiano DOP, il Marrone di Castel del Rio IGP, il Formaggio di Fossa di Sogliano DOP, lo Scalogno di Romagna IGP, lo Squacquerone di Romagna DOP, il Prosciutto di Parma DOP e l’Aglio di Voghiera DOP, nella versione nero fermentato.
    Nel calendario delle attività dello stand RER, anche due focus sulla valorizzazione della filiera produttiva dell’aceto di qualità e sulle strategie innovative per affrontare nei vigneti gli effetti dei cambiamenti climatici, tra adattamento e mitigazione, partendo dal documentario Gradi realizzato da Will Media in collaborazione con FIVI.
     
    Ottimi riscontri anche per gli eventi in calendario a Bologna e provincia in tanti locali che, nelle serate del Mercato dei Vini, si sono lasciati contagiare dal suo clima di festa e invadere pacificamente dai suoi vignaioli.
    Grazie alle iniziative promosse da AMO – Associazione Mescitori Organizzati e nei punti di affezione FIVI, e alla “Notte bianca della ristorazione” ideata da Fipe-Confcommercio Ascom Bologna, oltre sessante enoteche, cantine, bistrot e wine bar hanno messo in mescita una selezione di vini dei vignaioli FIVI, mentre altrettante cucine sono rimaste eccezionalmente aperte fino a mezzanotte, per accogliere i produttori e i wine lover.
    Una sorta di abbraccio collettivo che ha sancito definitivamente l’ingresso del Mercato di FIVI e BolognaFiere tra gli eventi più amati e attesi dai bolognesi.
     
    Con il convegno Il vino di domani: le sfide della nuova PAC, tra gestione delle produzioni e gestione del rischio, la manifestazione è stata teatro di un’importante riflessione sulle prospettive del settore vitivinicolo in Europa alla luce della futura programmazione della Politica Agricola Comune. Dopo il videomessaggio del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, e il saluto da Bruxelles della Vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna, questo momento di confronto strategico ha coinvolto Stefano Bonaccini, membro della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento Europeo, Samuel Masse, Presidente CEVI, Ignacio Sánchez Recarte, Segretario Generale CEEV – Comitato europeo delle imprese del vino, Andrea Berti, Direttore Generale Asnacodi Italia, e Rita Babini, Presidente FIVI.
     
    Il Mercato dei Vini è stato, inoltre, l’occasione per rendere omaggio ai vincitori del Premio “Vignaiolo come noi”, assegnato quest’anno allo scrittore bolognese Enrico Brizzi, autore del best seller Jack frusciante è uscito dal gruppo, e del Premio “Leonildo Pieropan”, andato a Paolo De Marchi, vignaiolo in Piemonte e artefice della straordinaria storia di Isole e Olena. Il Premio “Vignaiolo come noi” viene attribuito ogni anno a un esponente del mondo della cultura, del giornalismo, dello sport, dell’economia o dello spettacolo che, pur non esercitando il mestiere del vignaiolo, interpreta il proprio lavoro mettendo al centro i valori della qualità, dell’originalità, della professionalità e l’amore per le cose fatte bene, con passione e cura artigiana, proprio come fanno i vignaioli indipendenti; il Premio “Leonildo Pieropan” è, invece, dedicato alla memoria di uno dei fondatori di FIVI.
     

    Autoctono si nasce il 12 Novembre a Firenze

    Le eleganti sale dello Starhotels Michelangelo ospiteranno un parterre selezionato di cantine presenti in sala per incontrare direttamente il pubblico, mentre altre aziende saranno protagoniste in una speciale Enoteca. Un percorso di degustazione che esalta la biodiversità del vigneto italiano.

    Al centro dell’evento c’è la ricchezza del nostro patrimonio vitivinicolo: storie, territori, vitigni unici da nord a sud del Paese.

    Ecco l’elenco delle cantine che animeranno il banco d’assaggio

    Assuli – Mazara del Vallo (Tp); Cantina del Mandrolisai – Sorgono (Nu); 
    Cantine del Notaio – Rionero in Vulture (Pz); Cantine San Marco – Frascati (Rm); 
    Cascina Castlet – Costigliole d’Asti (At); Cave des Onze Communes – Aymavilles (Ao); 
    Costa Catterina – Castagnito (Cn); Crivelli – Castagnole Monferrato (At); 
    Marisa Cuomo – Furore (Sa); Fattoria di Poggiopiano – Fiesole (Fi); 
    Felline – Manduria (Ta); Fiorini – Terre Roveresche (Pu); 
    Fontanavecchia – Torrecuso (Bn); Il Feuduccio di Santa Maria d’Orni – Orsogna (Ch); 
    Il Pianzio – Galzignano Terme (Pd); Ippolito 1845 – Cirò Marina (Kr); 
    La Source – Saint Pierre (Ao); La Romiglia – Verona; 
    Lunae Bosoni – Castelnuovo Magra (Sp); Massucco Fratelli – Castagnito (Cn); 
    Montecappone – Jesi (An); Moris Farms – Massa Marittima (Gr); 
    Pasetti – Francavilla al Mare (Ch); Pian del Pino – Terranuova Bracciolini (Ar); 
    Poderi Moretti – Monteu Roero (Cn); Poggio di Bortolone – Chiaramonte Gulfi (Rg); 
    Ricchi F.lli Stefanoni – Monzambano (Lago di Garda); Savigliano Fratelli – Diano d’Alba (Cn); 
    Scubla – Premariacco (Ud); Stanig – Prepotto (Ud); 
    Tenuta Iuzzolini – Cirò Marina (Kr); Tenuta Sant’Antonio – Mezzana di Sotto (Vr); 
    Tenuta Secolo IX – Castiglione a Casauria (Pe); Terre Rosse Vallania – Zola Predosa (Bo); 
    Villa Simone – Monte Porzio Catone (Rm).

    Vinonovo con le cantine:
    Cantina Col di Rocca – Susegana (Tv); Castello di Barbailla – Montaione (Fi);
    Franchini Agricola – Negrar (Vr).

    Programma, orari, costi e modalità di prenotazione:

    Gli ingressi saranno suddivisi per turni (a cui sarà obbligatorio attenersi) e su prenotazione, da riceversi entro le ore 12 di mercoledì 12 novembre.

    Orari e turni di degustazione
    Ore 16,30-18,00: Anteprima: degustazione riservata esclusivamente ad operatori professionali qualificati (giornalisti del settore enogastronomico, soggetti riconosciuti che operano in enoteche, ristoranti, wine bar: due persone per locale).
    La richiesta di accredito avviene tramite mail. Go Wine verificherà e confermerà l’accredito per iscritto. 
    Ore 18,00-22,00: turno di apertura del banco d’assaggio al pubblico di enoappassionati.

    Il costo della degustazione per il pubblico è di € 20,00 (€ 13,00 Soci Go Wine, € 16,00 Soci associazioni di settore), con degustazioni illimitate dei vini presenti all’evento. 
    E’ aperta la vendita online del biglietto a € 18,00 (con riduzione di € 2,00) per il pubblico.

    L’ingresso sarà gratuito per coloro che decidono di associarsi a Go Wine (benefit non valido per i soci familiari). L’iscrizione sarà valevole fino al 31 dicembre 2026. 
    E’ possibile indicare già all’atto della prenotazione la volontà di associarsi.