Voci da Slow Wine Fair 2026

Dal 22 al 24 febbraio i padiglioni di BolognaFiere ospitano la quinta edizione della Slow Wine Fair, con oltre 1100 produttori di vino selezionati da Slow Food, provenienti da tutta Italia e da 27 Paesi – tra cui Messico, Bulgaria, Ucraina, Georgia, Giappone, Grecia e Argentina –, e un programma di  incontri per approfondire tematiche centrali legate al mondo del vino, scoprire nuovi Presìdi o partecipare alle Masterclass in programma. 
La quinta edizione della Slow Wine Fair – afferma Giancarlo Gariglio, curatore della Guida Slow Wine e coordinatore della Slow Wine Coalition – sarà attraversata da alcune tematiche fondamentali che ne definiscono l’identità. Non siamo e non vogliamo essere una semplice fiera B2B, ma uno spazio di riflessione capace di offrire spunti concreti per orientare il futuro del vino italiano e internazionale. A Bologna parleremo del vino come fenomeno economico, culturale e sociale, un aspetto che troppo spesso viene dato per scontato. La produzione vitivinicola ha un impatto profondo sull’economia delle nostre campagne e sulle comunità che le abitano: gran parte della manodopera impiegata nei vigneti è composta da lavoratori stranieri, in larga misura extracomunitari, una realtà che apre a sfide complesse e non più rinviabili. Da un lato emergono criticità e vere e proprie piaghe, come il caporalato e le condizioni di sfruttamento; dall’altro, però, il vino può e deve diventare un motore di inclusione, dignità del lavoro e crescita sociale. È su questo equilibrio, fragile ma decisivo, che vogliamo accendere il confronto».  Vino che rispetta i lavoratori, perché la piaga dello sfruttamento in agricoltura colpisce il ricco settore vitivinicolo in qualsiasi regione. Di questo si discute nella conferenza Il mondo in vigna, il giusto nel bicchiere, il 22 febbraio alle 14. Ma gli esempi di vino  “giusto”, quello che rispetta la sostenibilità umana, a Slow Wine Fair non mancano: «Tra i nostri dipendenti – racconta Lorenzo Marotti Campi della cantina Marotti Campi nelle Marche – ci sono persone che con la nostra azienda hanno una storia da quattro generazioni. Il capo d’opera, per esempio, è figlio e nipote dei capi d’opera precedenti; ora anche suo figlio sta lavorando con noi. Paghiamo stipendi sopra la media, perché abbiamo bisogno di instaurare rapporti di lungo termine e di fiducia. Per noi è importante anche perché siamo un’azienda totalmente verticale: ogni processo dalla vigna all’imbottigliamento è condotto da noi, e dunque abbiamo controllo totale su ogni aspetto del lavoro che facciamo. Molti produttori commerciali non possono dire lo stesso».  La sensibilità verso l’essere umano va a braccetto con quella verso il mondo di cui siamo ospiti. E allora il vino ci presenta progetti come quello dello “Sciacchetrà del migrante” a Riomaggiore: «Siamo riusciti a recuperare un ettaro di terra che stava per franare verso il mare, perché non va dimenticato che senza la coltivazione della vite, la bellezza delle Cinque Terre sarebbe a rischio – spiega Samuele Heydi Bonanini titolare dell’Azienda Agricola Possa –. A permettere questi risultati, dieci ragazzi immigrati impiegati in modo continuativo presso le aziende del territorio. Alcuni di loro oggi vivono stabilmente in zona, contribuendo anche a contrastare la piaga dello spopolamento. Il percorso di inserimento ha dato risultati molto positivi, perché i ragazzi, individuati con l’aiuto della Caritas di La Spezia, si sono dimostrati interessati e vogliosi di apprendere un lavoro, mossi da una grande passione. Il primo risultato tangibile è l’immissione sul mercato di un centinaio di bottiglie di Sciacchetrà: per ora sono poche, ma stiamo crescendo. Crediamo molto in questo progetto, che tutela terreni fragili, ma produttivi, promuove l’inserimento sociale e lavorativo di persone immigrate e, non ultimo, ci permette di incrementare la produzione di qualità di sciacchetrà». Bonanini è tra i relatori, martedì 24 alle 11, della conferenza Terre Alte: quando il vino si fa comunità.  Gli espositori italiani Per il visitatore della Slow Wine Fair il vero valore aggiunto è la possibilità di incontrare i produttori presenti al loro banco d’assaggio, ascoltare le loro storie e conoscere la loro filosofia produttiva, scoprendo che il vino degustato non è solo buono, ma porta con sé una spinta sociale importante e un’attenzione concreta alla tutela della natura. Ecco alcune delle loro voci in un’anteprima dai padiglioni della Slow Wine Fair. «Produciamo vini nel rispetto della natura e con il coinvolgimento del territorio. Non puntiamo alla quantità, e cerchiamo di mantenere la biodiversità che ci circonda fatta di viti, pascoli e boschi. Immaginare  una campagna in cui la fauna trovi il suo spazio, perché anche l’apporto degli animali – cinghiali esclusi – è fondamentale, in un’ottica di fertilità del suolo» affermano i Garagisti di Sorgono in Sardegna, Pietro Uras, Simone Murru e Renzo Manca.  «Il mio modo di fare viticoltura è ispirato da un sentimento di amore – sottolinea Angelo Muto, alla guida delle Cantine dell’Angelo in Campania –. Un amore per il processo di produzione naturale e per le nostre viti che mi è stato trasmesso dai nonni. Le viti sono esseri viventi, e il nostro lavoro consiste anzitutto nel comprenderne le necessità e nell’intervenire in modo puntuale laddove sono i problemi. Capire, studiare, osservare sono tutte azioni fondamentali per il processo di produzione naturale, per il quale lavoriamo insieme alle vigne, le accompagniamo senza forzarle, per ricavarne il risultato migliore in termini quantitativi».  Storie dal mondo a BolognaFiere Anche quest’anno il mondo del vino si dà appuntamento alla Slow Wine Fair. Sono oltre 150 le cantine provenienti da 27 Paesi. Accanto a realtà storiche come Francia e Germania, con denominazioni note a livello internazionale, trovano spazio anche produzioni meno conosciute ma di grande interesse, provenienti da Paesi come Messico, Bulgaria e Ucraina.Non mancano i produttori della Natural Wine Association della Georgia, insieme a interessanti esperienze dalla Grecia, dai Paesi dell’America Latina e dagli Stati Uniti. Tornano inoltre gli Slow Sake dal Giappone e una selezione di produttori di sidro, a testimonianza della crescente diversità del panorama fermentato. Tra i protagonisti da non perdere – sia per la degustazione dei vini sia per le storie che li accompagnano – segnaliamo Juan e Susana Piqueras García, che dopo aver lasciato la vita cittadina sono tornati nel loro paese natale, Campo Arcís in Spagna, per fondare Bodega Pigar. Il loro progetto si concentra sul recupero di parcelle vitate abbandonate, restituendo valore agricolo, dignità al lavoro contadino e nuova vita a paesaggi dimenticati. Nel sud dell’Ucraina, nella storica regione vitivinicola della Bessarabia, Kostiantyn Tintulov produce vini naturali con vigneti di proprietà, un uso minimo di input chimici ed energia solare. Anche in contesti geopolitici complessi, la sua cantina guarda al futuro, condividendo pratiche rinnovabili e strategie di resilienza attraverso la Slow Wine Coalition, e affermando il ruolo del vino come ponte tra le comunità. Dalla California arriva l’esperienza di Líderes Campesinas, rappresentata da Irene de Barracuia e Yunuen Ibarra: un movimento di base che promuove i diritti e l’empowerment delle donne, spesso migranti, impiegate in agricoltura, dimostrando come inclusione e sostenibilità possano crescere insieme. La si può incontrare nella conferenza Il mondo in vigna, il giusto nel bicchiere, il 22 febbraio alle 14. In Argentina, a quasi 2000 metri sul livello del mare, in uno dei vigneti più alti del mondo, Claudio Zucchino produce vini che parlano di resistenza ed equilibrio. Parte della comunità Slow Food per l’enoturismo sostenibile nella Quebrada de Humahuaca, il suo progetto mostra come la viticoltura possa proteggere ecosistemi fragili e creare opportunità in territori remoti. Dall’Australia, infine, Amelia Birch, sommelier e fondatrice a Sydney di Famelia, wine bar ed enoteca dedicati esclusivamente ai vini prodotti da donne, un progetto che unisce ospitalità, visibilità e cambiamento culturale in un settore ancora segnato da forti squilibri di genere. Amelia è una delle relatrici della conferenza L’uva è donna, il 22 febbraio alle 16.30.  Il viaggio delle Annate Storiche della Banca del Vino Oltre alla possibilità di scoprire nuovi vini insieme ai produttori presenti alla Slow Wine Fair e partecipare alle numerose Masterclass, c’è una novità assoluta: l’area Banca del Vino – Annate storiche. «Portare in degustazione etichette uscite dal commercio da cinque o dieci anni significa offrire al pubblico un’occasione concreta di educazione all’evoluzione del vino, superando il pregiudizio che spesso accompagna quelle più mature – ci introduce nella filosofia dello spazio Federico Piemonte, amministratore delegato della Banca del Vino –. Allo stesso tempo, vogliamo creare uno spazio di confronto tra produttori e operatori del settore sulle potenzialità di invecchiamento, un momento di dialogo che spesso manca nelle fiere di settore. Quest’area nasce dall’esperienza della Banca del Vino di Pollenzo (Bra, Cn), che da oltre vent’anni valorizza il tempo come elemento distintivo della cultura del vino». L’appello di Carlo Petrini ai giovani Per una crescita del settore che guardi al futuro con speranza, strategico è l’apporto delle nuove generazioni: «Da anni incontro studenti di ogni tipo di scuola per parlare del forte legame che lega la nostra vita al cibo, e chiedo loro quanti immaginano il proprio futuro nella produzione agroalimentare – chiosa Carlo Petrini, fondatore di Slow Food –. Le mani che si alzano sono sempre pochissime. Mi è capitato che, davanti a oltre 500 ragazze e ragazzi, solo uno si dicesse interessato. È il segno di un profondo distacco dalla terra e dai saperi tradizionali, che un tempo rappresentavano una vera educazione alimentare. Eppure questi giovani dimostrano una grande sensibilità verso le tematiche ambientali e sociali. Dare loro gli strumenti per comprendere il ruolo centrale del cibo e dell’agricoltura è fondamentale per tutelare la biodiversità, rafforzare le economie locali, contrastare l’abbandono dei territori e costruire una società capace di seminare un futuro più buono, pulito e giusto per tutte e tutti». Nuove generazioni, agricoltura e ambiente è il tema della chiacchierata di Carlo Petrini e del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), con giovani vignaioli presenti alla Slow Wine Fair, lunedì 23 alle 14. Insomma Slow Wine Fair è un appuntamento con il vino da vivere a 360°: con la testa, l’olfatto, il gusto e, soprattutto, il cuore. La fiera gode del patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, del Comune di Bologna, della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna, e di Confcommercio Ascom Bologna. Con il supporto di ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, della Regione Emilia-Romagna e di FIPE. In collaborazione con Amaroteca e ANADI – Associazione Nazionale Amaro d’Italia, Demeter e Drink Factory. Main partner: Guala Closures, Reale Mutua e WinterHalter. In kind partner: Acqua S. Bernardo, Bormioli Luigi, Gruppo Saida, IP Industrie del Freddo Professionale, Pefc Italia, Pulltex e Wolf System. Media partner: Affaritalian.it, Bar.it, Green Retail, Horecanews.it, I Grandi Vini, Il Gusto Gruppo Gedi, Italy Export, Luxury Food & Beverage Magazine, Premiata Salumeria Italiana, QN Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno, TecnAlimentaria Beverage Industry.
Ufficio stampa Slow Wine Fair 2026BolognaFiere: Daniela Modonesi – 366 6659090 – daniela.modonesi@bolognafiere.itSlow Food: Elisa Virgillito – 345 2598615, Elena Coccia – 348 0120860, Valter Musso 335 7422962stampa@slowfood.it

PrimAnteprima: evento di apertura della Settimana dei vini di Toscana

In un mercato globale che impone nuove rotte, la Toscana del vino risponde con la forza della sua identità e una chiara visione strategica, capace di guidare le trasformazioni del settore anziché subirle, puntando sulla strada del valore e dell’eccellenza. Questa visione consapevole si riflette in una produzione per il 2025 pari a 2,2 milioni di ettolitri che, dopo un 2024 di rese record, si attesta sul trend degli ultimi dieci anni. Un contenimento ampiamente atteso, frutto di una gestione agronomica matura e una precisa volontà di autoregolazione, volta a contenere l’offerta per preservare la qualità e il prestigio delle denominazioni. Questo impegno verso l’eccellenza si sposa con una leadership indiscussa nella sostenibilità, che vede la Regione già capofila verso gli obiettivi del Green Deal UE grazie a una straordinaria estensione di vigneto biologico e a pratiche di precisione all’avanguardia. La competitività del sistema è ulteriormente blindata da politiche regionali strutturali, come la programmazione di circa 600 ettari di nuovi impianti nel 2026 e l’integrazione del nuovo “pacchetto vino” UE, che accelera l’innovazione portando maggiore elasticità nelle procedure e maggiorando i contributi con percentuali di aiuto che arrivano fino all’80%. Anche sul fronte dei mercati esteri, la Toscana trasforma le nuove sfide in opportunità, utilizzando l’enoturismo come un asset strategico imbattibile: un’esperienza territoriale completa che, oltre a consolidare il legame con le comunità locali, valorizza il brand attraverso la crescita delle vendite dirette. Il quadro che emerge è quello di un sistema solido e coeso – che vede la Regione fare squadra con i Consorzi – e che ha scelto di guidare la transizione globale puntando sul binomio qualità-valore, confermandosi il modello di riferimento mondiale per il vino di qualità.

È questa, in sintesi, la fotografia che emerge da PrimAnteprima, l’appuntamento dedicato alla stampa di settore che apre la Settimana delle Anteprime, sette giorni in cui si presentano al mondo le nuove annate. L’evento è promosso da Regione Toscana e Camera di Commercio di Firenze, l’organizzazione è a cura di PromoFirenze, il coordinamento della comunicazione, l’ufficio stampa e i social, sono affidati a Fondazione Sistema Toscana.

IL WORKSHOP DI INAUGURAZIONE. Ad inaugurare la Settimana il workshop di PrimAnteprima ospitato questa mattina, 13 febbraio, presso il Cinema La Compagnia a Firenze dal titolo “Presente e futuro del vino: la via toscana in un mondo che cambia, velocemente”, a cui hanno preso parte autorità ed esperti del settore. Dopo i saluti di Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, Stefania Saccardi, presidente del Consiglio regionale della Toscana edi Massimo Manetti, presidente della Camera di Commercio di Firenze, Fabio Del Bravo, responsabile Direzione Filiere e Analisi dei Mercati di ISMEA, ha presentato il report “Vitivinicoltura toscana alle sfide dei nuovi scenari: dati e tendenze in atto” realizzatoad hoc per PrimAnteprima. A seguire sono intervenuti su “La via toscana: governance e ricerca”: Andrea Rossi, presidente A.VI.TO, Claudio D’Onofrio, presidente Tos.Co.Vit e Gennaro Giliberti, responsabile Settore Produzioni agricole della Regione Toscana. A seguire, focus su: “La via toscana: qualità e territorio” con gli interventi di Nicola Prudente (Tinto) conduttore Decanter – Rai Radio 2 e Linea Verde Italia – Rai 1, Ilaria Lorini, miglior Sommelier d’Italia AIS 2025, Bruna Caira, direttrice Strada del Vino del Nobile di Montepulciano, Donatella Cinelli Colombini, fondatrice Movimento Turismo del vino. Le conclusioni sono state affidate a Leonardo Marras, assessore all’Economia, al Turismo e all’Agricoltura della Regione Toscana. La mattinata è stata moderata da Simona Bellocci, caporedattore di Intoscana.it. A seguire, presso la Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi, si è tenuta una degustazione guidata dedicata ai giornalisti, di vini dei territori della Toscana offerti dai Consorzi organizzatori delle Anteprime e curata da AIS Toscana.

I NUMERI DI UNA LEADERSHIP QUALITATIVA. Il panorama vitivinicolo regionale è un mosaico d’eccellenza composto da 12.324 aziende. Con una superficie vitata di oltre 60.000 ettari, la Toscana ha compiuto una scelta di campo radicale: la qualità estrema. Ben il 97% dei vigneti è iscritto a denominazioni DOP rispetto alla media nazionale ferma al 65%. Questo si traduce in un’offerta commerciale dove il 90% del vino che arriva al consumatore è certificato, garantendo un valore aggiunto che protegge i produttori dalle fluttuazioni dei mercati dei vini generici. Il “cuore” pulsante è il Sangiovese, che copre il 60% della superficie, ma la forza risiede nella varietà: dalle storiche aree di Siena e Firenze (che insieme rappresentano il 62% del vigneto regionale) alle aree emergenti, la Toscana offre una diversità di microclimi che la rendono resiliente ai cambiamenti climatici, dall’Appennino alle isole.

PRODUZIONE E INVESTIMENTI: IL VIGNETO È GIOVANE, LA CANTINA SI RINNOVA. Se la produzione si attesta sui 2,2 milioni di ettolitri nel 2025 – un dato che riflette una precisa volontà di selezione qualitativa e una gestione oculata delle rese – il settore gode di una salute strutturale straordinaria. Grazie all’utilizzo virtuoso della misura OCM Ristrutturazione (che ha interessato il 61% delle superfici), il 55% dei vigneti toscani ha meno di 20 anni. Questo significa avere impianti moderni, efficienti e pronti a produrre vini in linea con i nuovi gusti internazionali. Massicci investimenti anche per rinnovare ed innovare le cantine, con circa 10 milioni di euro di aiuti a tutte le imprese che avevano presentato progetti.

EXPORT: IL VALORE DEL BRAND TOSCANA. In un mercato globale caratterizzato da una complessa congiuntura geopolitica, il vino toscano conferma la sua solidità. Le esportazioni dei rossi DOP (che rappresentano il 96% dell’export regionale) hanno mostrato una buona vitalità nei volumi verso l’Unione Europea (+3,5%). Sebbene il dato del valore complessivo registri una lieve flessione (-8%), questa va letta correttamente come un normale riassestamento dopo i picchi record degli anni precedenti e come una precisa strategia competitiva condivisa da Regione e Consorzi toscani, per alzare il valore rispetto ai volumi, puntando anche a mantenere le quote di mercato in aree chiave come gli USA (primo mercato mondiale, cresciuto del +2,9% in volume) e il Canada. La Toscana continua a pesare per il 10% del valore totale delle IG italiane, dimostrando che, quando il mondo cerca qualità, guarda verso le colline toscane.

IL MERCATO INTERNO: RESILIENZA E NUOVI CONSUMATORI. In Italia, le DOP toscane difendono con orgoglio il loro posizionamento nella Grande Distribuzione, rappresentando il 14% del valore totale del comparto. Mentre il consumo di vino generico cala (-5,7%), le DOP toscane contengono la flessione al solo 2,1%, dimostrando una fedeltà del consumatore superiore alla media. Il dato più interessante arriva dai giovani adulti (35-45 anni). Questa fascia di consumatori, pur acquistando volumi leggermente inferiori, ha incrementato la spesa del 24%. È la prova tangibile di un nuovo paradigma: si beve meno, ma si beve molto meglio, e si sceglie Toscana.

LA RIVOLUZIONE GREEN: TOSCANA CAPOFILA. La novità più rilevante degli ultimi anni è il primato della sostenibilità. Con oltre 23.000 ettari a coltivazione biologica (38% del totale regionale), la Toscana è una delle regioni più “verdi” d’Europa. Contribuisce da sola al 17% dell’intera superficie bio nazionale, posizionandosi in anticipo rispetto agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030. Questo impegno non è solo etico, ma commerciale: il vino bio toscano sta diventando il nuovo standard richiesto dai mercati del Nord Europa e del Nord America.

ENOTURISMO E FLUSSI TURISTICI: LA TOSCANA COME DESTINAZIONE ESPERIENZIALE. Nel 2024, la Toscana ha consolidato il suo ruolo di protagonista nel panorama turistico nazionale, confermandosi la terza regione italiana per flussi turistici con ben 15 milioni di arrivi (+2,6% rispetto al 2023) e oltre 46 milioni di presenze. Questo dinamismo, che rappresenta il 10% dell’intera affluenza turistica in Italia, è trainato soprattutto dalla componente internazionale, che costituisce il 58% del mercato. Un dato di particolare rilievo è la capacità della regione di distribuire i visitatori in modo capillare su tutto il territorio: la Toscana detiene infatti il primato nazionale per l’accoglienza rurale, con oltre 6.000 aziende agrituristiche(quasi un quarto del totale italiano).

In questo contesto, l’enoturismo è evoluto da attività collaterale a vera e propria leva strategica per lo sviluppo sostenibile e il rafforzamento del legame tra agricoltura, comunità locali e turismo. Pioniera nel settore, la Regione Toscana è stata tra le prime in Italia ad adottare una normativa specifica (L.R. 30/2003), oggi adeguata alle più recenti linee guida nazionali, a cui aderiscono circa 170 operatori specializzati iscritti all’elenco regionale. Oggi, l’offerta delle aziende vitivinicole toscane va ben oltre la semplice degustazione, proponendo esperienze immersive che spaziano dall’arte contemporanea in cantina al trekking tra i filari, fino alla partecipazione attiva alla vendemmia. Per CESEO (Università LUMSA) che ha condotto una ricerca per il Movimento del Turismo del Vino, le imprese del vino toscane propongono un’accoglienza familiare nel 63% dei casi e mettono al centro dell’offerta il paesaggio (95%) e la cultura (74%) molto più che in ogni altra regione italiana. Sono molto dinamiche anche sul fronte delle proposte che uniscono la formazione all’intrattenimento come i corsi di cucina presenti nel 32% delle cantine.

Il PREMIO ASET “KYLE PHILLIPS” A ALESSANDRA PIUBELLO. Nell’ambito di PrimAnteprima è stato assegnato il Premio Kyle Phillips, da parte di Leonardo Tozzi, presidente di ASET – Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana – e daLeonardo Marras, assessore all’Economia, al Turismo e all’Agricoltura della Regione Toscana. Il premio intitolato al giornalista americano prematuramente scomparso è assegnato ogni anno dall’Associazione a un collega di settore che incarni l’approccio di franchezza, curiosità professionale, mancanza di pregiudizi e serenità di giudizio. Quest’anno il riconoscimento è stato assegnato ad Alessandra Piubello, giornalista, scrittrice e l’unica curatrice donna di una guida di vini pubblicata in Italia, la Guida Oro I Vini di Veronelli. Collabora con le più importanti riviste di settore nazionali e internazionali. La sua professionalità è supportata da studi (AIS, WSET, Università di Bordeaux), già ispettrice per la Guida Ristoranti de L’Espresso, autrice di libri, membro di prestigiose associazioni, presenza nei più importanti concorsi enologici al mondo come presidente di giuria, è Regional Chair ai Decanter World Wine Awards.

LA WINE WEEK. La Settimana delle Anteprime di Toscana prosegue con gli appuntamenti curati dai Consorzi: Anteprima del Nobile di Montepulciano (14 e 15 febbraio, Montepulciano), Chianti Classico Collection (16 e 17 febbraio, Stazione Leopolda, Firenze), Anteprima “L’Altra Toscana” (18 febbraio, Palazzo degli Affari, Firenze), Chianti Lovers & Rosso Morellino (19 febbraio, Fortezza da Basso, Firenze), Valdarno di Sopra Day (20 febbraio, Anfiteatro del Borro, San Giustino Valdarno – Arezzo).

BUY WINE.  La sedicesima edizione di Buywine Toscana, vetrina BtoB del vino made in Tuscany, si svolgerà l’11 e 12 marzo 2026 presso la Stazione Leopolda di Firenze. L’evento di Regione Toscana e Camera di Commercio di Firenze, organizzato da PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana, vedrà 190 aziende toscane, selezionate tramite bando regionale, incontrare 175 buyer provenienti da 49 Paesi. Le principali delegazioni provengono da USA e Canada, che si confermano tra i Paesi di maggiore interesse. Rilevante anche la presenza di operatori dai Paesi del Mercosur e dall’America Latina. L’Asia sarà rappresentata sia da mercati consolidati come Cina, Singapore, Giappone e Corea del Sud, sia da Paesi con un interesse emergente come Thailandia, Vietnam e Malesia. Si conferma inoltre la tendenza europea, che evidenzia un crescente interesse nei Paesi dell’Europa centro-orientale e nell’Area Scandinava. Al termine del Buywine sono in programma Wine Tour riservati ai buyer, organizzati in collaborazione con la Camera di Commercio di Firenze e i Consorzi Chianti Colli Fiorentini, Vino Toscana e Chianti Classico. Inoltre, grazie alla collaborazione con Promovito, associazione che riunisce undici consorzi regionali, saranno realizzati altri due tour con visite in azienda e masterclass dedicate.

*Fonte: i numeri presentati da ISMEA sono tratti dalla ricerca: “I NUMERI DEL VINO IN TOSCANA 2026”, febbraio 2026.

Ufficio Stampa PrimAnteprima 2026

Amarone Opera Prima, a Verona dal 30 gennaio al 1° febbraio 2026

È tutto pronto per il taglio del nastro di Amarone Opera Prima, l’evento anteprima del Consorzio Tutela Vini Valpolicella che, da domani a domenica, accende i riflettori alle Gallerie Mercatali di Veronafiere sull’annata 2021dell’iconico Rosso veneto. La 22ª edizione della manifestazione vedrà protagoniste 67 aziende consorziate e porterà al centro della scena non solo il profilo del nuovo millesimo, ma anche il dialogo – sul filo dell’eccellenza – tra vino, cucina italiana e Olimpiadi.

Apre domani al pubblico l’atteso appuntamento Amarone Opera Prima con la presentazione ufficiale dell’ultima annata 2021 di Amarone della Valpolicella. L’evento si svolgerà a Verona dal 30 gennaio al 1° febbraio, con una programmazione adattata per lasciare spazio agli eventi olimpici di Milano Cortina 2026. Il programma dell’evento promosso dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella ha dovuto dividersi tra la Camera di Commercio e le Gallerie Mercatali. Nella prima, (posta a Verona in Corso Porta Nuova 96), nell’auditorio “Riccardo Borghero”, oltre alla presentazione dell’annata 2021 si terrà la consueta conferenza, quest’anno decisamente orientata verso l’argomento di cui sopra.

Amarone da podio con la Cucina italiana e le Olimpiadi”, sarà pertanto il tema che cercherà di mettere a confronto Giochi, vino e ovviamente cucina. Ne parleranno Maddalena Fossati, direttore de “La Cucina Italiana”, ideatrice della candidatura Unesco e presidente del Comitato promotore, Deborah Compagnoni, sciatrice, unica vincitrice di 3 ori e 1 argento olimpici, 3 ori mondiali e 1 coppa del mondo in slalom gigante e ambassador delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, e Cristina Bowerman, chef di “Glass Hostaria a Roma”, 1 stella Michelin e due Forchette Gambero Rosso. Conclusa la chiacchierata, si apriranno i banchi di degustazione delle aziende, non in Camera di Commercio, ma in zona Fiera, alle Gallerie Mercatali. A partire dalla 12.30, la stampa specializzata italiana ed estera potrà assaggiare l’annata più nuova e una più vecchia. I wine lovers potranno accedere a questi banchi a partire dalle 16, con replica per chi volesse anche il giorno dopo, domenica, dalle 10 alle 17.00.

Chiusura in grande stile domenica 1 Febbraio, con un party che inizierà alle 19 e proseguirà fino alle 24.

Taste 2026 il racconto contemporaneo del gusto italiano

Dal 7 al 9 febbraio 2026, Firenze torna ad essere al centro del gusto italiano con Taste parlare la, il salone firmato Pitti Immagine, che porta avanti un’idea di enogastronomia fatta di contenutirelazioni e visione, lontana dalla logica degli slogan.

Il filo conduttore della nuova edizione è “True Food”. Un’espressione che Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, ha utilizzato per descrivere ciò che i buyer cercano – e trovano – a Taste. Un cibo che racconta storie, persone e territori, che nasce da scelte precise e che riesce a dialogare con il mondo senza perdere il proprio accento. Più che un tema, una bussola che orienta l’intero progetto e che attraversa il salone, i talk, gli eventi e il calendario diffuso del Fuori di Taste, coinvolgendo il Padiglione delle Ghiaia e diversi luoghi della città.

Come da tradizione, protagonista assoluto sarà il Made in Italy gastronomico: piccole e medie realtà artigianali, aziende familiari, interpreti del gusto che fanno della qualità, della ricerca e della sostenibilità i propri tratti distintivi. Accanto alle eccellenze consolidate, Taste continua a essere un osservatorio privilegiato sulle nuove tendenze, sui linguaggi emergenti del gusto e sulle contaminazioni tra mondi diversi: dalla cucina al design, dal vino agli spirits, fino all’alta artigianalità alimentare.

Tra le novità più interessantiil progetto dedicato ai vini eroici da terre estremeun viaggio nella viticoltura che resiste e si reinventa in contesti complessi: pendii ripidi, microclimi difficili, vendemmie fuori stagione e affinamenti in ambienti non convenzionali.

Oltre all’assaggio dei prodotti enogastronomici, ci saranno i Taste Ring curati da Davide Paolini e i Taste Talks, spazi di confronto su temi che attraversano oggi la cultura gastronomica.  Si parlerà di formazione e nuove generazioni con “True Food for Future”, mettendo in dialogo scuole, studenti e giovani talenti premiati dal Grande Cucina Talent Prize. Si discuterà di “True Food/Fake Food” e di come orientarsi nel mare degli alimenti ultra-processati, della percezione del made in Italy nel mondo con “True Food Ambassadors” e dell’impatto del cambiamento climatico sulla filiera con “True Food for Change”. Il programma toccherà anche fermentazioni, fragranze nel piatto, trasparenza degli ingredienti e modi diversi di rileggere le radici gastronomiche attraverso tecniche e approcci contemporanei.

Durante i giorni di Taste, la città tornerà ad accendersi di gusto con gli appuntamenti Fuori di Taste: cene, degustazioni, incontri ed esperienze uniche che vedranno protagonisti ristoranti, cocktail bar e locali storici.

Wine&Siena I Capolavori del Gusto 2026

Dal 31 gennaio al 2 febbraio 2026 Siena torna protagonista come capitale del vino italiano ospitando l’undicesima edizione di Wine&Siena, manifestazione che inaugura il calendario degli eventi enogastronomici nazionali. L’evento valorizza le eccellenze selezionate dalle commissioni d’assaggio di The WineHunter Award, punto di riferimento per la qualità certificata nel settore vitivinicolo e gastronomico.La sede confermata è il complesso museale del Santa Maria della Scala, insieme a Palazzo Squarcialupi, luoghi simbolo della città che diventano fulcro di un percorso esperienziale tra degustazioni, cultura e dialogo professionale. La cornice storica rafforza il ruolo di Siena come centro d’eccellenza nel panorama enologico nazionale.

Omaggio a Giulio Gambelli, maestro del Sangiovese

L’edizione 2026 dedica un tributo speciale a Giulio Gambelli, storico interprete del Sangiovese, nel centenario della sua nascita. Conosciuto come il “Bicchierino”, Gambelli ha lasciato un’impronta indelebile nell’enologia italiana, influenzando generazioni di produttori. Wine&Siena celebra la sua eredità attraverso un percorso che ripercorre alcune delle etichette storiche da lui firmate, testimoniando uno stile riconoscibile e una visione profondamente legata alla terra e alle uve. Un omaggio che sottolinea il valore culturale e identitario del vino.

Il calendario dell’evento

Il programma di Wine&Siena si sviluppa su tre giornate. Sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio, dalle 11 alle 18, sono dedicati al percorso degustazioni di prodotti enogastronomici, con oltre 100 cantine e produttori nazionali. Vini, specialità gastronomiche, spirits, birre artigianali, Extrawine e Consorzi di tutela raccontano territori, storie e interpretazioni del gusto. Lunedì 2 febbraio è riservato agli operatori del settore e alla stampa, confermando la vocazione professionale della manifestazione e la sua funzione di osservatorio privilegiato sulle tendenze del mercato.

Masterclass

Il gin dal carattere senese, le bollicine italiane e la storia dello Champagne Encry prodotto da due italiani insieme al loro “vigneron” (Récoltant-Manipulant e “chef the cave”), un’esclusiva verticale di Sangiovese, vitigno simbolo della Toscana, i grandi vini del Friuli e le Pievi del Nobile di Montepulciano Docg.

Sono questi i vini che troveremo sui tavoli di degustazione delle Masterclass di Wine&Siena 2026. Come negli altri anni ci saranno infatti sei eventi esclusivi in programma tra sabato e domenica al Santa Maria della Scala.

Si inizia sabato 31 gennaio 2026 alle 11.30 con Bollicine di Italia, alla scoperta dei nuovi territori della spumantizzazione in Italia. Un viaggio, che risponde anche ad una domanda di bollicine in crescita costante da alcuni anni. Alle 14.30, invece, verticale di Sangiovese, il vero spirito della Toscana, Sangiovese che Giulio Gambelli ha saputo interpretare al meglio di questo vitigno molto particolare. Alle 16.30, Gin e Siena. La produzione di Gin sul territorio di Siena e provincia è una vera e propria esplosione di questi ultimi anni. E Wine&Siena lo farà conoscere al suo meglio con queste aziende: Man Gin, Gin Citto, Taz  con Iddu gin, il Liquorificio Valdorcia con Chelor, Amici un Bolla con il SangIN. Il programma di domenica 1 febbraio 2026 inizia alle 11.30 con la Master Class dedica alla storia dello Champagne Encry che vede come protagonisti Enrico e la sua compagna Nadia. Due italiani, un fatto insolito per la zona che realizzano lo champagne insieme al loro “vigneron”. Alle 14.30, i vini tutti da scoprire e assaporare del Friuli con la storia e i prodotti di Alessio Komjanc, uno dei primi a capire il valore del Collio. Infine, domenica 1 febbraio, alle 16.30 Masterclass con le Pievi del Nobile di Montepulciano.

Tutta la Manifestazione

Wine&Siena inizia il 30 gennaio con il taglio del nastro alle 18 a Palazzo Patrizi e Small Plates dinneralle 20, al Santa Maria della Scala, sempre il 30 gennaio. I percorsi sensoriali si terranno sabato 31 gennaio e domenica 1 febbraio dalle 11 alle 18. Con Wine&Siena 2026 torna la giornata di lunedì 2 febbraio dedicata agli operatori del settore e alla stampa. Torna anche la collaborazione con l’Archivio di Stato e l’apertura straordinaria e le visite guidate alla mostra “Pietro Leopoldo, un palio per il Granduca” e del Museo delle Biccherne dalle 10 alle 13, con visita guidata alle 11 del 31 Gennaio e del 2 Febbraio. E’ necessaria la prenotazione alla mail as-si.comunicazione@cultura.gov.it.

Sabato 31 gennaio la Fondazione Monte dei Paschi di Siena aprirà straordinariamente le porte della sua sede storica Palazzo Sansedoni per due visite guidate, alle 12 e alle 17, con ingresso gratuito e accesso al cuore del patrimonio artistico e culturale senese. Il percorso si snoderà attraverso il museo della Fondazione, con opere d’arte che coprono un arco cronologico dal XIV al XIX secolo, offrendo una preziosa occasione per ammirare capolavori della tradizione artistica senese oltre alla ricca collezione museale. Palazzo Sansedoni, edificio storico affacciato su Piazza del Campo, è testimonianza dell’evoluzione artistica e architettonica cittadina e sede della Fondazione stessa. Un elemento di particolare interesse di questa apertura è la possibilità di visitare la mostra di monete etrusche intitolata “Monete etrusche in terra di Siena. Pietro Piccolomini Clementini e il suo Museo”, che racconta, attraverso rarissimi esemplari numismatici, il legame millenario tra la civiltà etrusca e il territorio senese. Le visite guidate a Palazzo Sansedoni si svolgeranno con guide esperte pronte a raccontare non solo le opere d’arte custodite, ma anche la storia straordinaria dell’edificio e della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, istituzione fondamentale per la vita culturale e sociale della città. Le visite sono gratuite, consigliata la prenotazione inviandone comunicazione a Vernice Progetti Culturali 0577 246081 info@verniceprogetti.it.

I partner di Wine&Siena

L’evento è voluto da The WineHunter Helmuth Köcher e dal presidente di Confcommercio Siena Stefano Bernardini. Wine&Siena trasforma gli spazi storici della città in un palcoscenico dedicato ai capolavori del gusto. Preziose le collaborazioni con il Comune di Siena, la Camera di Commercio di Arezzo-Siena, Banca Monte dei Paschi di Siena, Fondazione Monte dei Paschi, Università degli Studi di Siena. La manifestazione ha inoltre ilpatrocinio della Regione Toscana.

Grandi Langhe 2026: il 26 e il 27 gennaio alle Ogr Torino

Il 26 e 27 gennaio 2026 torna alle OGR di Torino Grandi Langhe e il Piemonte del Vino, la manifestazione professionale dedicata all’eccellenza vitivinicola piemontese, nata dall’iniziativa dei Consorzi Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani e del Roero, con il supporto del Consorzio Piemonte Land of Wine.

L’evento si articola in due giornate di degustazioni riservate a operatori, stampa e professionisti del settore, con la presenza di produttori provenienti dalle Langhe, Roero e da tutte le principali aree vitivinicole del Piemonte. Comprese le denominazioni di Alto Piemonte, Monferrato, Astigiano e le realtà specializzate in spumanti metodo classico e charmat.

L’edizione 2026 amplia ulteriormente la rappresentazione dei territori, infatti saranno presenti anche realtà vitivinicole come Tortonese, Ovadese, Chierese e Canavese, aree in crescita per valore, volumi e riconoscibilità. Un coinvolgimento che consolida il ruolo della manifestazione come appuntamento “en primeur” dell’intero Piemonte vinicolo.

Accanto ai grandi rossi di Langa Barolo e Barbaresco, trovano spazio quindi i vini del Roero e l’insieme delle denominazioni piemontesi in una proposta che valorizza identità, diversità e complementarità dei territori. La presentazione unitaria del Piemonte del vino, spiegano gli organizzatori, risponde all’esigenza di rafforzare la presenza sui mercati internazionali attraverso una massa critica rappresentativa dell’intero comparto regionale.

Saranno oltre 700 le etichette dedicate alla sala stampa, riservata esclusivamente agli ospiti media, con servizio di assistenza e guida affidato a sommelier professionisti. Le degustazioni si svolgeranno dalle 10 alle 19 in entrambe le giornate. L’ingresso è riservato ai professionisti del settore previa registrazione, già attiva sul sito ufficiale www.grandilanghe.com.