AL VIA BUYWINE TOSCANA 2026, LA VETRINA INTERNAZIONALE DEL VINO TOSCANO

Firenze diventa per due giorni vetrina internazionale del vino made in Tuscany. Con 190 produttori toscani coinvolti, 175 buyerprovenienti da 47 diversi Paesi e oltre 3.500 incontri in programma per quasi 1300 etichette presenti, si apre alla Stazione Leopolda la sedicesima edizione di BuyWine Toscana. La manifestazione, nata con l’obiettivo strategico di potenziare l’export delle eccellenze vitivinicole regionali attraverso un consolidato format di incontri BtoB, è promossa da Regione Toscana in collaborazione con la Camera di Commercio di Firenze, l’organizzazione di PromoFirenze e il coordinamento della comunicazione, l’ufficio stampa e i social curati da Fondazione Sistema Toscana.

Al taglio del nastro hanno partecipato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, l’assessore regionale all’Economia e agricoltura Leonardo Marras, il presidente e il segretario generale della Camera di Commercio di Firenze , rispettivamente Massimo Manetti e Giuseppe Salvini , il presidente di PromoFirenze Aldo Cursano e il direttore di Fondazione Sistema Toscana Francesco Palumbo.

Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani ha dichiarato “Qui si celebrano qualità ed export. Questa manifestazione conferma la capacità della Toscana di immettere eccellenza nel sistema internazionale del vino, anche grazie alla capacità di innovare delle nostre aziende, che riescono oggi a intercettare nuove fasce di interesse. A questa cultura, d’impresa e d’identità, si lega la capacità del territorio di creare condizioni che favoriscano incontri di conoscenza e di scambio tra cantine e operatori. Un aspetto centrale di interesse nelle politiche della Regione”.

L’assessore regionale all’Economia e agricoltura Leonardo Marras ha dichiarato : “L’importanza di Bywine si legge nei numeri della manifestazione che conferma la capacità di selezionare e promuovere l’eccellenza locale nel quadro internazionale. E’ ben nota a tutti la capacità del turismo enologico di produrre ricchezza e richiamo, unendo la scoperta di gusti a quella di aziende e territori, di vigneti, cultura e tradizioni locali. Un riconoscimento che merita centralità nelle politiche regionali sempre attente a salute e ambiente, anche grazie a quelle aziende che assicurano certificazione biologica e di sostenibilità”.

I MERCATI INTERNAZIONALI. Le delegazioni più numerose per l’edizione 2026 provengono da USA e Canada, che si confermano tra i Paesi di maggiore interesse nonostante una fase di prudenza del mercato interno, pur mantenendo alto il gradimento verso i vini toscani. Rilevante la presenza di operatori dai Paesi del Mercosur e dall’America Latina. L’Asia è rappresentata sia da mercati consolidati come Cina, Singapore, Giappone e Corea del Sud, sia da Paesi emergenti quali Thailandia, Vietnam e Malesia. Si conferma inoltre la tendenza europea con un crescente interesse nei Paesi dell’Europa centro-orientale in particolare Polonia e Repubblica Ceca, e nell’Area Scandinava (Danimarca, Svezia e Norvegia).
Questa edizione si colloca in un contesto internazionale in cui gli accordi di libero scambio stanno contribuendo a ridurre in maniera significativa le barriere tariffarie per i prodotti agroalimentari europei. L’accordo UE-Mercosur prevede la riduzione dei dazi favorendo l’accesso ai mercati di Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, mentre i negoziati con l’India aprono prospettive in un mercato ad alto potenziale.

DENOMINAZIONI E SOSTENIBILITÀ. 1271 etichette presenti e 46 le denominazioni tra cui la più rappresentata è il Toscana IGT, seguita da Chianti Classico DOCG e Chianti DOCG. Il profilo delle imprese partecipanti testimonia l’impegno verso modelli produttivi responsabili: circa la metà è certificata biologica, mentre sono ben 40 le aziende che vantano certificazioni di sostenibilità.

IL FORMAT. Nell’edizione 2025 furono più di 20.000 i wine tasting degli incontri BtoB che registrarono un livello di soddisfazione di buyer e seller del 90%. Il successo ormai consolidato del format della manifestazione si fonda sull’opportunità data dalla Regione Toscana alle cantine che producono vini di qualità, esclusivamente in Toscana, di incontrare i buyer provenienti da numerosi Paesi esteri selezionati accuratamente da PromoFirenze. Gli incontri BtoB sono programmati sulla base delle preferenze espresse in precedenza da cantine e operatori per garantire appuntamenti mirati alla creazione di reali rapporti commerciali.

TREND DI CONSUMO E INNOVAZIONE. L’innovazione è la parola chiave in un contesto mutevole per cambiamento nei consumi, fattori geopolitici e dazi. Gli operatori cercano prodotti nuovi per avvicinarsi ai gusti della domanda, con attenzione a packaging e regole nazionali. Chi sceglie di partecipare a BuyWine Toscana lo fa per la profonda fiducia nel prodotto toscano, considerato ancora capace di esercitare un forte appeal sulla clientela internazionale. Tuttavia, gli operatori chiedono oggi alle aziende un supporto più strutturato per affrontare le nuove sfide globali, sollecitando investimenti strategici anche nei settori del marketing e della comunicazione.


WINE TOUR E CONOSCENZA DEL TERRITORIO. Al termine delle degustazioni, l’esperienza prosegue con 6 Wine Tour scelti dai buyer per visitare i territori di origine, un aspetto che registra un interesse crescente negli anni.
Tre tour sono organizzati con il supporto della Camera di Commercio di Firenze e i Consorzi Chianti Classico, Chianti Colli Fiorentini e Vino Toscana. Due tour, con visite e masterclass, sono realizzati con Promovito(associazione di undici consorzi regionali) e uno grazie alla Camera di Commercio Toscana Nord-Ovest.

IL PRESTIGIO DEL CONCOURS MONDIAL DE BRUXELLES. Per le aziende partecipanti a BuyWine Toscana torna la possibilità di far partecipare i propri vini al prestigioso Concours Mondial de Bruxelles, uno dei più autorevoli premi enologici al mondo. A conferma dell’altissimo profilo qualitativo dei vini regionali, i dati del Concorso mostrano un trend in costante crescita per le etichette partecipanti e la relativa assegnazione delle medaglie. Nel 2025, su 65 vini presentati, sono state assegnate ben 24 le medaglie (1 Gran Gold Medal, 12 Gold Medal e 11 Silver Medal), con una percentuale di medagliati del 36,92%, percentuale in continua crescita negli ultimi 3 anni, così come il numero di vini partecipanti. Si tratta di un riconoscimento che garantisce credibilità internazionale e un immediato impatto commerciale, in grado di attirare buyer e consumatori grazie alla garanzia data dal rigoroso sistema di degustazione alla cieca effettuato da professionisti provenienti da 56 Paesi.

FonteUfficio Stampa BuyWine Toscana 2026

Eccellenza di Toscana2026: a Firenze si presentano i migliori vini della regione

Il 7 e 8 marzo 2026 alla Stazione Leopolda di Firenze torna l’evento di AIS Toscana dedicato ai grandi vini del territorio

ECCELLENZA DI TOSCANA PRESENTATA A PALAZZO STROZZI SACRATI LA 24ma EDIZIONE

Mercoledì 4 marzo una straordinaria anteprima dedicata a “101 WINE – I MIGLIORI 101 VINI DELLA TOSCANA 2026” ideata da AIS Toscana e organizzata da Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze e Promo Firenze Firenze, 2 marzo 2026. –Presentata stamani a Palazzo Strozzi Sacrati la 24ª edizione di Eccellenza di Toscana e “101 WINE – I migliori 101 vini della Toscana 2026 ”, alla presenza del presidente della Regione, Eugenio Giani, di Leonardo Marras , assessore all’Agricoltura, Economia e Turismo della Regione Toscana, di Marcello Vagini , vicepresidente di AIS Toscana, Massimo Manetti , presidente della Camera di Commercio di Firenze, Aldo Cursano , presidente PromoFirenze, e Francesco Palumbo , direttore Fondazione Sistema Toscana.

 L’agricoltura è ciò che crea il futuro del pianeta e il vino ne è una parte culturale ed economica importante, per noi toscani importantissima – dichiara il presidente della Regione, Eugenio Giani – La sfida che abbiamo di fronte è difendere e accrescerne il valore, garantendo una remunerazione adeguata ai viticoltori e rafforzando il posizionamento competitivo delle nostre denominazioni nei mercati internazionali. La Guida AIS che sarà presentata a Eccellenza di Toscana, con oltre 450 aziende recensite e più di 2.100 vini descritti, restituiscono l’immagine di un panorama vitivinicolo capace e dinamico.Le iniziative come quelle promosse da AIS Toscana in collaborazione con le Istituzioni rappresentano uno strumento fondamentale per consolidare la cultura del vino e formare consumatori più consapevoli.Il ruolo dei sommelier e delle associazioni di settore è strategico nella costruzione di valore, perché contribuisce a creare identità, competenza e autenticità. Toscani DOCG”.

Leonardo Marras, assessore regionale all’Agricoltura, Economia e Turismo afferma: “Nel nostro vino scorrono identità e cultura, salute ed economia. In Toscana il 97% della superficie vitata è iscritta a denominazioni DOP, a fronte di una media nazionale del 65% e sempre qui, in Toscana, vantiamo un primato nella sostenibilità, grazie al 38% del vigneto coltivato regionale a biologico, pari al 17% dell’intera superficie vitata biologica italiana. È un primato garantito anche dal presidio del territorio e dalla responsabilità ambientale che anima la nostra agricoltura. Il lavoro del comparto ha favorito anche la crescita dell’enoturismo, una componente strutturale dell’economia regionale, con migliaia di strutture coinvolte e un’offerta integrata che unisce vino, ospitalità e paesaggio.
 
Solo così l’eccellenza potrà tradursi in valore duraturo per le imprese, per i territori e per le comunità che credono nell’agricoltura come leva economica e sociale  . 2026 alla Stazione Leopolda di Firenze , per celebrare qualità, territorio e cultura enologica, confermandosi come uno dei momenti più attesi del panorama vitivinicolo regionale. ” Eccellenza di Toscana – afferma Marcello Vagini, Vicepresidente di AIS Toscana – si presenta al pubblico per la sua 24ma edizione, è la manifestazione più longeva nel panorama regionale dedicato ai produttori toscani organizzata da AIS Toscana. In questo quasi quarto di secolo e non solo, abbiamo contribuito alla divulgazione della cultura del vino della Toscana, i numeri delle passate edizioni ci indicano che questa è la strada giusta da seguire. Abbiamo distribuito 194 mila bicchieri, 27 mila vini in degustazione e 3400 produttori presenti La Toscana vanta più di 4400 soci risultando una tra le regioni italiane più numerose e vantiamo numerosi sommelier che hanno conquistato il podio come Miglior Sommelier d’Italia”. “ Eccellenza di Toscana ” si aprirà sabato 7 marzo alle ore 10.00 con l’inaugurazione ufficiale e l’apertura del percorso di degustazione al pubblico alla presenza delle Istituzioni cittadine, regionali e del Sottosegretario di Stato Ministero Agricoltura, Sovranità alimentare e forestale Patrizio Giacomo La Pietra. Anche per il 2026 è confermata la formula che ha decretato il successo dell’evento: centinaia di etichette in degustazione ai banchi d’assaggio, percorsi guidati con sommelier AIS, pillole formative e approfondimenti tematici e quest’anno con l’anteprima dei “101 WINE”. Infatti sarà la  Camera di Commercio di Firenze  la location che ospiterà la straordinaria anteprima “101 WINE – I migliori 101 vini della Toscana 2026 ”, resa possibile grazie all’organizzazione di PromoFirenze e della stessa Camera di Commercio di Firenze, in programma per  mercoledì 4 marzo  alle 17 presso l’auditorium in piazza Mentana 2. La selezione nasce dal lavoro svolto per la guida “ Eccellenza di Toscana 2026 ”, (2145 vini valutati da 86 sommelier degustatori) per premiare i produttori che hanno ricercato la produzione di vini ai vertici della qualità, attraverso l’innovazione, non solo enologica ma di pensiero. Marcello Vagini è anche intervenuto al riguardo: “ Eccellenza di Toscana” è un evento che racconta la vitalità del comparto vitivinicolo regionale e che, anno dopo anno, consolida il ruolo di AIS Toscana come punto di riferimento per la cultura del vino e la divulgazione della produzione di qualità arricchita da “101 WINE” che premia in ogni territorio il valore di quei vini fatti di artigianalità, dinamismo, qualità e innovazione”.  

Ed è proprio sul valore del vino toscano che è intervenuto Massimo Manetti Presidente della Camera di Commercio di Firenze: “La premiazione de ‘I migliori 101 vini della Toscana’ sta diventando un evento rituale e prestigioso per la Camera di commercio di Firenze che lo ospita con orgoglio. È un’occasione per consegnare un riconoscimento all’eccellenza produttiva e alla capacità di innovazione di cui il settore vitivinicolo avverte un’assoluta necessità. Di fronte all’instabilità dei mercati internazionali ma soprattutto di fronte al cambiamento delle abitudini di consumo, sperimentazione e innovazione in campo enologico diventano fondamentali per ricercare prodotti che vanno incontro ai desiderata dei consumatori senza tradire l’eccellenza caratteristica delle nostre bottiglie E questo evento celebra appunto il cambiamento di qualità che avviene nel solco della tradizione di più alta gamma”.     
    
Qualità che crea valore anche attraverso un sistema che fa sinergia e crea sviluppo nella ristorazione, negli agriturismi, e in tutti quei luoghi di produzione di prodotti di qualità in cui la comunicazione e la divulgazione diventano asset strategici come la collaborazione che si rinnova con Fondazione Sistema Toscana. Il Direttore Francesco Palumbo, ha affermato: ” Fondazione Sistema Toscana lavora al fianco della Regione per valorizzare le eccellenze del territorio attraverso i suoi asset digitali: dalla testata  intoscana.it  con i suoi format, al sito di Vetrina Toscana, fino al portale ufficiale del turismo Visittuscany.com. La collaborazione con AIS, ormai consolidata per PrimAnteprima, nell’ultimo anno si è ulteriormente rafforzata: la nostra redazione ha seguito i momenti chiave dell’associazione, dai 60 anni di AIS a Pistoia fino alla Guida Vitae 2026. Il 4 marzo cureremo moderazione e copertura giornalistica della premiazione ‘Le migliori 101 etichette di vino della Toscana’, mentre il 7 e 8 marzo saremo in Leopolda per raccontare Una sinergia che ha potenziato la condivisione integrata dei contenuti tra intoscana, Vetrina e AIS, moltiplicando le finestre narrative delle nostre eccellenze agroalimentari”..

Nel week end dedicato a “ Eccellenza di Toscana ”, confermata la formula collaudata con degustazioni ai banchi d’assaggio delle oltre  1000 etichette  proposte da oltre  150 produttori  – da scoprire in autonomia oppure attraverso gli AIS Tour per piccoli gruppi guidati da sommelier professionisti e le pillole di degustazione di vino con le AIS Wine School . Spazio alla grande spumantistica italiana con la Master Class TRENTODOC “Pas Dosé: la purezza del TRENTODOC” e ai vini del territorio con la Master Class del Consorzio Tutela Vini Elba DOC. Non solo vino: il programma 2026 amplia ulteriormente l’offerta con le Beer School , le degustazioni guidate di distillati con ANAG School , le Chocolate School by Catinari, l’ AIS Tè School , che esplora il mondo del tè tra storia e degustazione e AIS Oil School in collaborazione con  OlioOfficina. A completare il gusto della Toscana la presenza dell’Associazione QUORE associazione che promuove e valorizza le produzioni agro-alimentari toscane che hanno ottenuto il riconoscimento comunitario DOP e IGP. Domenica 8 marzo il percorso di degustazione riaprirà alle ore 10.00 con un’agenda altrettanto intensa che culminerà alle 17.30 con la Premiazione AIS Wine Contest . Tra gli appuntamenti di rilievo, la Master Class TRENTODOC dedicata alle Riserve e la Master Class “ Le Donne del Vino – I vini rari delle Donne del Vino Toscane ”, in calendario proprio nella giornata simbolica dell’8 marzo. “ Eccellenza di Toscana ” si conferma così non solo una grande vetrina per le produzioni vitivinicole regionali, ma anche un momento di formazione, confronto e promozione integrata del patrimonio agroalimentare toscano, in dialogo con birra artigianale, distillati, cioccolato e tè e quest’anno guarda anche alla solidarietà infatti parte dell’incasso sarà devoluto in beneficenza alla “Fondazione ANT Franco Pannuti ETS ” che fornisce assistenza medico specialistica gratuita a casa dei malati di tumore senza alcun costo per le famiglie. In base alle risorse reperite sul territorio, ANT offre inoltre progetti di prevenzione oncologica gratuiti.
L’Eccellenza di Toscana 2026 porta con sé anche altre importanti collaborazioni, tra cui quella con Vudoo per la vendita online dei prodotti presenti tramite la piattaforma esclusiva AIS WINE SHOP realizzata appositamente per l’evento.
Ufficio Stampa AIS Toscana 
Marte Comunicazione snc di Morganti e Tempestini
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NEUROENOLOGIA DEL VINO

Uscito originariamente in inglese nel 2017 e disponibile in Italia grazie a Carocci editore, “Neuroenologia. Il cervello e il piacere del vino” rappresenta l’opera con cui Gordon M. Shepherd, neuroscienziato dell’Università di Yale, ha inaugurato una disciplina inedita dedicata all’analisi della degustazione: la neuroenologia.

La tesi di partenza di Shepherd è tanto lineare quanto rivoluzionaria: il sapore del vino non risiede nel bicchiere, ma nella mente di chi lo beve. Un’ipotesi che percorre l’intero testo e che ribalta completamente la prospettiva tradizionale, coinvolgendo non soltanto enologi e sommelier, ma ogni consumatore.

L’autore ha concentrato buona parte della sua carriera di ricerca sulla fisiologia dei sensi e in modo particolare sull’olfatto. Non è casuale, dunque, che proprio l’olfazione, e specialmente quella retronasale, costituisca il fulcro dell’analisi. Il testo guida chi legge attraverso i meccanismi reali della degustazione: il movimento del liquido nel cavo orale, la fluidodinamica, la respirazione, l’atto della deglutizione, il coinvolgimento muscolare attivo e il percorso delle molecole volatili verso i recettori olfattivi “dall’interno”, attraverso la faringe invece che dal naso.

Si delinea così un’idea della degustazione come processo attivo e articolato, ben oltre la mera dimensione sensoriale. Il gusto, chiarisce Shepherd, è in qualche misura un’illusione: ciò che identifichiamo come “sapore” deriva dall’elaborazione simultanea di gusto, olfatto, sensazioni tattili orali, ricordi, emozioni e meccanismi cognitivi complessi. Ed è proprio questa sintesi a rendere la degustazione enologica una delle esperienze umane più sofisticate, capace di coinvolgere il maggior numero di regioni cerebrali.

Tra gli elementi più significativi del libro c’è l’assenza di una distinzione rigida tra professionisti e bevitori comuni. Il cervello di un sommelier e quello di chi beve vino saltuariamente operano secondo gli stessi principi durante l’assaggio: ciò che varia è il bagaglio di esperienza, la pratica accumulata, l’abilità – spesso allenata anche senza piena consapevolezza – di individuare pattern, creare rappresentazioni mentali e dare senso alle percezioni.

Da questo punto di vista, Neuroenologia può rappresentare una sorta di sollievo per chi affronta la degustazione tecnica con incertezza: la complessità non è invenzione, ma frutto di un allenamento cerebrale graduale, come confermano numerose abitudini adottate dai grandi degustatori che nel volume trovano una base scientifica.

Shepherd richiama, ad esempio, Jean-Claude Berrouet, storico enologo di Pétrus, celebre per il suo particolare modo di degustare, caratterizzato da una sorta di “masticazione” del vino. Un gesto che può sembrare cerimoniale o spontaneo, ma che in realtà rispecchia decenni di esercizio della muscolatura orale e di gestione del flusso retronasale, anticipando sul piano pratico ciò che la neuroenologia spiega dal punto di vista teorico.

Nelle parti conclusive, dedicate alle ricadute applicative, il volume fornisce indicazioni utili anche ai produttori. Gradazione alcolica, prezzo, contesto di consumo, aspettative ed esperienze passate condizionano il piacere percepito ben più di quanto comunemente si creda. Il vino, secondo Shepherd, non dovrebbe essere concepito solo come merce, ma come esperienza neuro-sensoriale contestualizzata, suscettibile di mutare in base al luogo, al momento e all’individuo che lo degusta.

Scritto per addetti ai lavori, ricercatori e operatori del settore, Neuroenologia rimane comunque fruibile anche per semplici curiosi e appassionati. Un testo che non promette di “percepire di più”, ma di comprendere le ragioni di ciò che percepiamo. E che sollecita a osservare il vino da un’angolazione diversa, non solo all’interno del calice ma all’interno della nostra mente.

ANTEPRIMA CHIANTI LOVERS & MORELLINO DI SCANSANO, LE MIE IMPRESSIONI

Si è svolta al Padiglione Arsenale della Fortezza da Basso l’Anteprima Chianti Lovers & Rosso Morellino dove sono state presentate le nuove annate di Chianti e Morellino di Scansano: Chianti D.O.C.G. 2025, Chianti Superiore 2024, Chianti Riserva 2023, Morellino di Scansano 2025 e Riserva 2023.

L’evento riservato solo ai giornalisti italiani e stranieri è stato anche l’occasione per tracciare alcune linee guida sulle prospettive produttive e commerciali delle due denominazioni. Per quanto riguarda l’andamento del mercato, il presidente Busi del Consorzio Vino Chianti ha sottolineato che l’export resta determinante, rappresentando tra il 65% e il 70% della produzione del Chianti.
“La produzione del Chianti si è attestata quest’anno intorno ai 620 mila ettolitri, contro una previsione che parlava di circa 750 mila. Questo cambia il quadro e ridimensiona un po’ le preoccupazioni – ha commentato il presidente del Consorzio – anche perché la riduzione rispetto alle aspettative è legata soprattutto all’andamento climatico primaverile: le piogge fino a maggio e gli attacchi di peronospora hanno inciso sulle rese. In quella fase il grappolo colpito si secca e viene perso, ma non c’è stato un impatto negativo sulla qualità. Anzi, possiamo parlare di un’annata molto buona”.

Durante la manifestazione il presidente del Consorzio Morellino di Scansano, ha ufficializzato un passaggio significativo per la denominazione: la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle modifiche al disciplinare che introducono la nuova menzione Superiore, approvata dall’Assemblea nel 2025 e ora pienamente efficace.

“Si tratta di un passaggio molto importante nel percorso di crescita qualitativa del Morellino di Scansano – ha sottolineato Guicciardini Calamai – È il risultato di un lavoro condiviso che punta a rafforzare ulteriormente identità, selezione e posizionamento della denominazione sui mercati”.

La nuova menzione Superiore prevede rese più contenute rispetto all’Annata e potrà uscire sul mercato a partire dal 1 gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia: questo garantirà maggiore struttura e complessità, mantenendo comunque le caratteristiche peculiari di freschezza e bevibilità, tratti distintivi del Morellino.

Oltre 120 etichette in degustazione

In degustazione oltre 120 etichette complessive. Per il Consorzio Vino Chianti, presenti 55 aziende con 103 etichette di Chianti DOCG, tra Annata 2025, Superiore 2024 e Riserva 2023 (di cui 18 tipologia Superiore, 29 Riserva). Solo 26 i vini già in bottiglia, mentre la maggior parte dei campioni proveniva da botte o vasca.

Più contenuta ma significativa la presenza del Consorzio Morellino di Scansano: 13 aziende e 22 etichette complessive, con una sola referenza imbottigliata. Un quadro rappresentativo dell’evoluzione stilistica della denominazione, ma che lascia aperti interrogativi sulla reale leggibilità dei vini in fase così precoce e si unisce, purtroppo, ai pochi Chianti imbottigliati presenti.

La prevalenza di campioni di vasca o di botte, ormai prassi consolidata, limita la possibilità per la stampa di formulare giudizi approfonditi, soprattutto in assenza di un confronto diretto con i vini già in commercio.Molti degustatori hanno concentrato l’attenzione sulle poche referenze imbottigliate, tralasciando campioni ancora lontani da un’assemblaggio finale. 

Questi alcuni assaggi che mi hanno più convinto:

Chianti 2025

  • Salcheto – Biskero
  • Fattoria Lavacchio
  • Marini
  • Bonacchi – Gentilesco
  • Poggiotondo di Lorenzo Massart – Le Rancole

Chianti colli Aretini 2025 Paterna

Chianti Colli Senesi 2025 Pietraserena – Torri

Chianti Superiore 2024

  • Colognole – Sinodie
  • Malenchini Tenuta Sette Ponti – Vigna di Pallino

Chianti Rufina 2024

  • Frascole
  • Villa Travignoli

Chianti Riserva 2023 Fattoria Poggio Alloro – Amico

Chianti Rufina Riserva 2023

  • Borgo Macereto
  • Frascole
  • Villa Travignoli

Morellino di Scansano 2025

  • Antonio Camillo
  • Bruni
  • Poggio Maestrino – Spiaggiole

Morellino di Scansano Riserva 2023 Morisfarms

Grande successo per la CHIANTI CLASSICO COLLECTION 2026

La 33esima Chianti Classico Collection si chiude con un risultato che supera ogni aspettativa, riaffermando il ruolo della denominazione come una delle realtà più solide e riconosciute del vino italiano. Ad accogliere i visitatori alla Stazione Leopolda è stato un Bacco alto tre metri, manifesto del messaggio che ha guidato l’edizione 2026: “il vino è cultura”. Un concetto che riassume non solo il valore enologico del Gallo Nero, ma anche il suo peso identitario, storico e sociale.

I numeri raccontano il successo dell’evento: 223 aziende espositrici, record assoluto, hanno dato voce alla complessità territoriale del Chianti Classico, confermando la capacità della Collection di rappresentare, anno dopo anno, tutte le sfumature della denominazione.

Il tema Wine is Culture non è stato solo uno slogan. Dal 1716, anno di definizione dei confini storici del Chianti Classico, il vino è espressione di un sistema complesso fatto di paesaggio, architettura rurale, ville-fattoria, conoscenze agrarie e memoria collettiva. Un patrimonio che oggi conta oltre 150 ville storiche e più di 300 siti tutelati, custoditi da viticoltori che sono al tempo stesso produttori e garanti di un’eredità culturale condivisa.

In questo quadro si inserisce la candidatura del Chianti Classico a Patrimonio Mondiale UNESCO, attualmente in fase avanzata di valutazione tecnica da parte dell’ICOMOS. Il progetto riguarda il Sistema delle Ville-Fattoria, inteso come paesaggio culturale unico, sostenuto dalla Regione Toscana, dai Comuni del Gallo Nero e coordinato dalla Fondazione per la Tutela del Territorio.

Sul piano economico, il bilancio della denominazione è nettamente positivo. In un contesto internazionale segnato da incertezze geopolitiche e contrazioni dei consumi, il Chianti Classico cresce ancora in volume, superando di oltre un punto percentuale il risultato dell’anno precedente. Ancora più significativo il dato sul valore: la crescita è continua e strutturale, trainata dalle tipologie Riserva e Gran Selezione che oggi rappresentano il 43% dei volumi e oltre il 55% del fatturato.

Nonostante la forte vocazione all’export, il mercato italiano resta centrale, con una quota del 19% delle vendite. Qui emerge chiaramente un cambiamento nei comportamenti di consumo, sintetizzato dallo slogan “bere meno, bere meglio”, che premia in particolare la Gran Selezione, riconosciuta come vertice qualitativo della denominazione e sempre più valorizzata anche nel prezzo medio.

All’estero, gli Stati Uniti consolidano la leadership salendo al 37% dei volumi, mentre il Canada registra una crescita del 33%, spinta soprattutto da Riserva e Gran Selezione. In Europa, Germania e Paesi Scandinavi mostrano un’importante crescita in valore, segnale di mercati maturi e sempre più consapevoli. Da segnalare il caso della Svezia, in aumento di quasi il 7%, dove la tipologia Annata continua a fungere da efficace biglietto da visita.

Comportamento singolare quello del mercato asiatico: Cina, Singapore e Hong Kong non incidono ancora sui volumi, ma mostrano un alto valore medio, frutto di strategie promozionali mirate. Sul fronte europeo, spicca infine la Francia, dove la Gran Selezione registra una vera impennata: un riconoscimento simbolico forte, proprio nel mercato dei “cugini” d’Oltralpe.

La Chianti Classico Collection 2026 si è chiusa con la consapevolezza che in questo territorio il vino non è solo un prodotto agricolo, ma il risultato vivo di una cultura millenaria che continua a generare valore, identità e futuro.

Voci da Slow Wine Fair 2026

Dal 22 al 24 febbraio i padiglioni di BolognaFiere ospitano la quinta edizione della Slow Wine Fair, con oltre 1100 produttori di vino selezionati da Slow Food, provenienti da tutta Italia e da 27 Paesi – tra cui Messico, Bulgaria, Ucraina, Georgia, Giappone, Grecia e Argentina –, e un programma di  incontri per approfondire tematiche centrali legate al mondo del vino, scoprire nuovi Presìdi o partecipare alle Masterclass in programma. 
La quinta edizione della Slow Wine Fair – afferma Giancarlo Gariglio, curatore della Guida Slow Wine e coordinatore della Slow Wine Coalition – sarà attraversata da alcune tematiche fondamentali che ne definiscono l’identità. Non siamo e non vogliamo essere una semplice fiera B2B, ma uno spazio di riflessione capace di offrire spunti concreti per orientare il futuro del vino italiano e internazionale. A Bologna parleremo del vino come fenomeno economico, culturale e sociale, un aspetto che troppo spesso viene dato per scontato. La produzione vitivinicola ha un impatto profondo sull’economia delle nostre campagne e sulle comunità che le abitano: gran parte della manodopera impiegata nei vigneti è composta da lavoratori stranieri, in larga misura extracomunitari, una realtà che apre a sfide complesse e non più rinviabili. Da un lato emergono criticità e vere e proprie piaghe, come il caporalato e le condizioni di sfruttamento; dall’altro, però, il vino può e deve diventare un motore di inclusione, dignità del lavoro e crescita sociale. È su questo equilibrio, fragile ma decisivo, che vogliamo accendere il confronto».  Vino che rispetta i lavoratori, perché la piaga dello sfruttamento in agricoltura colpisce il ricco settore vitivinicolo in qualsiasi regione. Di questo si discute nella conferenza Il mondo in vigna, il giusto nel bicchiere, il 22 febbraio alle 14. Ma gli esempi di vino  “giusto”, quello che rispetta la sostenibilità umana, a Slow Wine Fair non mancano: «Tra i nostri dipendenti – racconta Lorenzo Marotti Campi della cantina Marotti Campi nelle Marche – ci sono persone che con la nostra azienda hanno una storia da quattro generazioni. Il capo d’opera, per esempio, è figlio e nipote dei capi d’opera precedenti; ora anche suo figlio sta lavorando con noi. Paghiamo stipendi sopra la media, perché abbiamo bisogno di instaurare rapporti di lungo termine e di fiducia. Per noi è importante anche perché siamo un’azienda totalmente verticale: ogni processo dalla vigna all’imbottigliamento è condotto da noi, e dunque abbiamo controllo totale su ogni aspetto del lavoro che facciamo. Molti produttori commerciali non possono dire lo stesso».  La sensibilità verso l’essere umano va a braccetto con quella verso il mondo di cui siamo ospiti. E allora il vino ci presenta progetti come quello dello “Sciacchetrà del migrante” a Riomaggiore: «Siamo riusciti a recuperare un ettaro di terra che stava per franare verso il mare, perché non va dimenticato che senza la coltivazione della vite, la bellezza delle Cinque Terre sarebbe a rischio – spiega Samuele Heydi Bonanini titolare dell’Azienda Agricola Possa –. A permettere questi risultati, dieci ragazzi immigrati impiegati in modo continuativo presso le aziende del territorio. Alcuni di loro oggi vivono stabilmente in zona, contribuendo anche a contrastare la piaga dello spopolamento. Il percorso di inserimento ha dato risultati molto positivi, perché i ragazzi, individuati con l’aiuto della Caritas di La Spezia, si sono dimostrati interessati e vogliosi di apprendere un lavoro, mossi da una grande passione. Il primo risultato tangibile è l’immissione sul mercato di un centinaio di bottiglie di Sciacchetrà: per ora sono poche, ma stiamo crescendo. Crediamo molto in questo progetto, che tutela terreni fragili, ma produttivi, promuove l’inserimento sociale e lavorativo di persone immigrate e, non ultimo, ci permette di incrementare la produzione di qualità di sciacchetrà». Bonanini è tra i relatori, martedì 24 alle 11, della conferenza Terre Alte: quando il vino si fa comunità.  Gli espositori italiani Per il visitatore della Slow Wine Fair il vero valore aggiunto è la possibilità di incontrare i produttori presenti al loro banco d’assaggio, ascoltare le loro storie e conoscere la loro filosofia produttiva, scoprendo che il vino degustato non è solo buono, ma porta con sé una spinta sociale importante e un’attenzione concreta alla tutela della natura. Ecco alcune delle loro voci in un’anteprima dai padiglioni della Slow Wine Fair. «Produciamo vini nel rispetto della natura e con il coinvolgimento del territorio. Non puntiamo alla quantità, e cerchiamo di mantenere la biodiversità che ci circonda fatta di viti, pascoli e boschi. Immaginare  una campagna in cui la fauna trovi il suo spazio, perché anche l’apporto degli animali – cinghiali esclusi – è fondamentale, in un’ottica di fertilità del suolo» affermano i Garagisti di Sorgono in Sardegna, Pietro Uras, Simone Murru e Renzo Manca.  «Il mio modo di fare viticoltura è ispirato da un sentimento di amore – sottolinea Angelo Muto, alla guida delle Cantine dell’Angelo in Campania –. Un amore per il processo di produzione naturale e per le nostre viti che mi è stato trasmesso dai nonni. Le viti sono esseri viventi, e il nostro lavoro consiste anzitutto nel comprenderne le necessità e nell’intervenire in modo puntuale laddove sono i problemi. Capire, studiare, osservare sono tutte azioni fondamentali per il processo di produzione naturale, per il quale lavoriamo insieme alle vigne, le accompagniamo senza forzarle, per ricavarne il risultato migliore in termini quantitativi».  Storie dal mondo a BolognaFiere Anche quest’anno il mondo del vino si dà appuntamento alla Slow Wine Fair. Sono oltre 150 le cantine provenienti da 27 Paesi. Accanto a realtà storiche come Francia e Germania, con denominazioni note a livello internazionale, trovano spazio anche produzioni meno conosciute ma di grande interesse, provenienti da Paesi come Messico, Bulgaria e Ucraina.Non mancano i produttori della Natural Wine Association della Georgia, insieme a interessanti esperienze dalla Grecia, dai Paesi dell’America Latina e dagli Stati Uniti. Tornano inoltre gli Slow Sake dal Giappone e una selezione di produttori di sidro, a testimonianza della crescente diversità del panorama fermentato. Tra i protagonisti da non perdere – sia per la degustazione dei vini sia per le storie che li accompagnano – segnaliamo Juan e Susana Piqueras García, che dopo aver lasciato la vita cittadina sono tornati nel loro paese natale, Campo Arcís in Spagna, per fondare Bodega Pigar. Il loro progetto si concentra sul recupero di parcelle vitate abbandonate, restituendo valore agricolo, dignità al lavoro contadino e nuova vita a paesaggi dimenticati. Nel sud dell’Ucraina, nella storica regione vitivinicola della Bessarabia, Kostiantyn Tintulov produce vini naturali con vigneti di proprietà, un uso minimo di input chimici ed energia solare. Anche in contesti geopolitici complessi, la sua cantina guarda al futuro, condividendo pratiche rinnovabili e strategie di resilienza attraverso la Slow Wine Coalition, e affermando il ruolo del vino come ponte tra le comunità. Dalla California arriva l’esperienza di Líderes Campesinas, rappresentata da Irene de Barracuia e Yunuen Ibarra: un movimento di base che promuove i diritti e l’empowerment delle donne, spesso migranti, impiegate in agricoltura, dimostrando come inclusione e sostenibilità possano crescere insieme. La si può incontrare nella conferenza Il mondo in vigna, il giusto nel bicchiere, il 22 febbraio alle 14. In Argentina, a quasi 2000 metri sul livello del mare, in uno dei vigneti più alti del mondo, Claudio Zucchino produce vini che parlano di resistenza ed equilibrio. Parte della comunità Slow Food per l’enoturismo sostenibile nella Quebrada de Humahuaca, il suo progetto mostra come la viticoltura possa proteggere ecosistemi fragili e creare opportunità in territori remoti. Dall’Australia, infine, Amelia Birch, sommelier e fondatrice a Sydney di Famelia, wine bar ed enoteca dedicati esclusivamente ai vini prodotti da donne, un progetto che unisce ospitalità, visibilità e cambiamento culturale in un settore ancora segnato da forti squilibri di genere. Amelia è una delle relatrici della conferenza L’uva è donna, il 22 febbraio alle 16.30.  Il viaggio delle Annate Storiche della Banca del Vino Oltre alla possibilità di scoprire nuovi vini insieme ai produttori presenti alla Slow Wine Fair e partecipare alle numerose Masterclass, c’è una novità assoluta: l’area Banca del Vino – Annate storiche. «Portare in degustazione etichette uscite dal commercio da cinque o dieci anni significa offrire al pubblico un’occasione concreta di educazione all’evoluzione del vino, superando il pregiudizio che spesso accompagna quelle più mature – ci introduce nella filosofia dello spazio Federico Piemonte, amministratore delegato della Banca del Vino –. Allo stesso tempo, vogliamo creare uno spazio di confronto tra produttori e operatori del settore sulle potenzialità di invecchiamento, un momento di dialogo che spesso manca nelle fiere di settore. Quest’area nasce dall’esperienza della Banca del Vino di Pollenzo (Bra, Cn), che da oltre vent’anni valorizza il tempo come elemento distintivo della cultura del vino». L’appello di Carlo Petrini ai giovani Per una crescita del settore che guardi al futuro con speranza, strategico è l’apporto delle nuove generazioni: «Da anni incontro studenti di ogni tipo di scuola per parlare del forte legame che lega la nostra vita al cibo, e chiedo loro quanti immaginano il proprio futuro nella produzione agroalimentare – chiosa Carlo Petrini, fondatore di Slow Food –. Le mani che si alzano sono sempre pochissime. Mi è capitato che, davanti a oltre 500 ragazze e ragazzi, solo uno si dicesse interessato. È il segno di un profondo distacco dalla terra e dai saperi tradizionali, che un tempo rappresentavano una vera educazione alimentare. Eppure questi giovani dimostrano una grande sensibilità verso le tematiche ambientali e sociali. Dare loro gli strumenti per comprendere il ruolo centrale del cibo e dell’agricoltura è fondamentale per tutelare la biodiversità, rafforzare le economie locali, contrastare l’abbandono dei territori e costruire una società capace di seminare un futuro più buono, pulito e giusto per tutte e tutti». Nuove generazioni, agricoltura e ambiente è il tema della chiacchierata di Carlo Petrini e del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), con giovani vignaioli presenti alla Slow Wine Fair, lunedì 23 alle 14. Insomma Slow Wine Fair è un appuntamento con il vino da vivere a 360°: con la testa, l’olfatto, il gusto e, soprattutto, il cuore. La fiera gode del patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, del Comune di Bologna, della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna, e di Confcommercio Ascom Bologna. Con il supporto di ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, della Regione Emilia-Romagna e di FIPE. In collaborazione con Amaroteca e ANADI – Associazione Nazionale Amaro d’Italia, Demeter e Drink Factory. Main partner: Guala Closures, Reale Mutua e WinterHalter. In kind partner: Acqua S. Bernardo, Bormioli Luigi, Gruppo Saida, IP Industrie del Freddo Professionale, Pefc Italia, Pulltex e Wolf System. Media partner: Affaritalian.it, Bar.it, Green Retail, Horecanews.it, I Grandi Vini, Il Gusto Gruppo Gedi, Italy Export, Luxury Food & Beverage Magazine, Premiata Salumeria Italiana, QN Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno, TecnAlimentaria Beverage Industry.
Ufficio stampa Slow Wine Fair 2026BolognaFiere: Daniela Modonesi – 366 6659090 – daniela.modonesi@bolognafiere.itSlow Food: Elisa Virgillito – 345 2598615, Elena Coccia – 348 0120860, Valter Musso 335 7422962stampa@slowfood.it