NEUROENOLOGIA DEL VINO

Uscito originariamente in inglese nel 2017 e disponibile in Italia grazie a Carocci editore, “Neuroenologia. Il cervello e il piacere del vino” rappresenta l’opera con cui Gordon M. Shepherd, neuroscienziato dell’Università di Yale, ha inaugurato una disciplina inedita dedicata all’analisi della degustazione: la neuroenologia.

La tesi di partenza di Shepherd è tanto lineare quanto rivoluzionaria: il sapore del vino non risiede nel bicchiere, ma nella mente di chi lo beve. Un’ipotesi che percorre l’intero testo e che ribalta completamente la prospettiva tradizionale, coinvolgendo non soltanto enologi e sommelier, ma ogni consumatore.

L’autore ha concentrato buona parte della sua carriera di ricerca sulla fisiologia dei sensi e in modo particolare sull’olfatto. Non è casuale, dunque, che proprio l’olfazione, e specialmente quella retronasale, costituisca il fulcro dell’analisi. Il testo guida chi legge attraverso i meccanismi reali della degustazione: il movimento del liquido nel cavo orale, la fluidodinamica, la respirazione, l’atto della deglutizione, il coinvolgimento muscolare attivo e il percorso delle molecole volatili verso i recettori olfattivi “dall’interno”, attraverso la faringe invece che dal naso.

Si delinea così un’idea della degustazione come processo attivo e articolato, ben oltre la mera dimensione sensoriale. Il gusto, chiarisce Shepherd, è in qualche misura un’illusione: ciò che identifichiamo come “sapore” deriva dall’elaborazione simultanea di gusto, olfatto, sensazioni tattili orali, ricordi, emozioni e meccanismi cognitivi complessi. Ed è proprio questa sintesi a rendere la degustazione enologica una delle esperienze umane più sofisticate, capace di coinvolgere il maggior numero di regioni cerebrali.

Tra gli elementi più significativi del libro c’è l’assenza di una distinzione rigida tra professionisti e bevitori comuni. Il cervello di un sommelier e quello di chi beve vino saltuariamente operano secondo gli stessi principi durante l’assaggio: ciò che varia è il bagaglio di esperienza, la pratica accumulata, l’abilità – spesso allenata anche senza piena consapevolezza – di individuare pattern, creare rappresentazioni mentali e dare senso alle percezioni.

Da questo punto di vista, Neuroenologia può rappresentare una sorta di sollievo per chi affronta la degustazione tecnica con incertezza: la complessità non è invenzione, ma frutto di un allenamento cerebrale graduale, come confermano numerose abitudini adottate dai grandi degustatori che nel volume trovano una base scientifica.

Shepherd richiama, ad esempio, Jean-Claude Berrouet, storico enologo di Pétrus, celebre per il suo particolare modo di degustare, caratterizzato da una sorta di “masticazione” del vino. Un gesto che può sembrare cerimoniale o spontaneo, ma che in realtà rispecchia decenni di esercizio della muscolatura orale e di gestione del flusso retronasale, anticipando sul piano pratico ciò che la neuroenologia spiega dal punto di vista teorico.

Nelle parti conclusive, dedicate alle ricadute applicative, il volume fornisce indicazioni utili anche ai produttori. Gradazione alcolica, prezzo, contesto di consumo, aspettative ed esperienze passate condizionano il piacere percepito ben più di quanto comunemente si creda. Il vino, secondo Shepherd, non dovrebbe essere concepito solo come merce, ma come esperienza neuro-sensoriale contestualizzata, suscettibile di mutare in base al luogo, al momento e all’individuo che lo degusta.

Scritto per addetti ai lavori, ricercatori e operatori del settore, Neuroenologia rimane comunque fruibile anche per semplici curiosi e appassionati. Un testo che non promette di “percepire di più”, ma di comprendere le ragioni di ciò che percepiamo. E che sollecita a osservare il vino da un’angolazione diversa, non solo all’interno del calice ma all’interno della nostra mente.

Il libro 100 custodi per 100 vitigni conquista l’OIV Award 2025

l100 custodi per 100 vitigni, la Biodiversità Viticola in Italia, il libro di G.R.A.S.P.O. che racconta le più belle storie di conservazione del nostro originale patrimonio ampelografico, ha conquistato l’Award 2025 nella categoria ” Viticoltura ” del prestigioso concorso internazionale promosso dall’O.I.V.( International Organisation of Vine and Wine).


OIV Awards rappresenta il massimo riconoscimento a livello internazionale ai lavori scientifici presentati nelle diverse categorie.
La Giuria dei Premi OIV, composta da esperti dei paesi membri, ha decretato i vincitori, basando le proprie decisioni sulle valutazioni fornite dai lettori di tutto il mondo. L’eccellenza scientifica e tecnica sono al centro del processo di selezione, garantendo che vengano premiate solo le opere di altissima qualità.
Un prestigioso premio quindi che arricchisce di ulteriore valore il lavoro di G.R.A.S.P.O. (Gruppo di Ricerca Ampelografica per la Salvaguardia e Preservazione dell’Originalità Viticola) giovane ma dinamica Associazione Veronese che si occupa della tutela a livello mondiale dei vitigni rari.

Quello che rende unico il volume “100 custodi per 100 vitigni” è l’approccio narrativo scelto dagli autori. I dati ampelografici, le analisi genetiche e le descrizioni organolettiche dei vini si intrecciano con le storie personali di chi custodisce questi vitigni. Emerge così un affresco dell’Italia viticola che va ben oltre la semplice catalogazione scientifica: ogni varietà diventa il protagonista di una storia che parla di territorio, tradizione, resilienza e passione. La narrazione documenta non solo le caratteristiche tecniche di ogni vitigno, ma anche il contesto storico e culturale in cui si è sviluppato, restituendo al lettore la consapevolezza di trovarsi di fronte a un autentico patrimonio culturale e genetico oggi minacciato dalla crisi climatica e dall’omologazione produttiva.

Le frodi del vino raccontate da Rebecca Gibb

E’ uscito da poco in libreria “Crimini d’annata – Le frodi nella storia del vino” di Rebecca Gibb MW, un libro originale e affascinante che indaga con intelligenza e ironia il mondo delle frodi vitivinicole, un tema tanto antico quanto il vino stesso. Con uno stile scorrevole e coinvolgente, l’autrice porta alla luce un universo di inganni, contraffazioni e personaggi controversi, intrecciando storia, enologia e investigazione.

Dal dolcificante tossico dell’antica Roma alle bottiglie contraffatte che hanno fatto scandalo nel mondo moderno, Rebecca Gibb esplora come le frodi abbiano influenzato l’enologia e il nostro rapporto con il vino. Il libro non si limita a raccontare aneddoti curiosi o scioccanti, ma pone domande profonde: cosa rende un vino autentico? Perché lo beviamo davvero?

“Crimini d’annata” ci accompagna in un viaggio tra truffatori ingegnosi e figure meno conosciute che hanno lottato per preservare l’onestà e la qualità nel mondo del vino. Da scrupolosi commercianti a scienziati rivoluzionari, questi protagonisti rappresentano il lato positivo di un settore che troppo spesso si trova a confrontarsi con un lato oscuro.

Le vie del vino

Le vie del vino è un piacevole libro scritto da Jonathan Nossiter(autore del documentario "Mondovino " con il quale ha vinto la Palma d'oro al festival del cinema di Cannes nel 2004) e parla di un viaggio tra vitigni, cantine ed enoteche e riflette, parlando di cinema, letteratura, arte. Nossiter sostiene che nella globalizzazione imperante, oltre alla cultura rischia anche il vino.Ed è un rischio "politico", perchè l'omologazione crescente farà scomparire la mano e il sudore, il sole, l'acqua e la terra, il piacere e il lavoro dell'uomo: storia, cultura e tradizioni.La speranza ha un nome: vini naturali (prodotti senza l'utilizzo di sostanze chimiche di sintesi ). Scettico su questo modo di vinificare Nossiter ammette di aver cambiato idea. Ricorrendo a un parallelo cinematografico scrive: ora credo che si possa paragonare il movimento dei vini naturali a una sintesi un pò pazza tra l'umanesimo e la trasparenza del Neorealismo e la sperimentazione estetica della Novelle Vague.Secondo Nossiter non solo va modificato il procedimento di vinificazione ma occorre anche una profonda mutazione nel sistema di chi beve i vini naturali:al posto della seduzione diretta, della rotondità e della chiarezza visuale di un vino convenzionale ( buono o cattivo che sia ) molti dei vini naturali hanno una testura un pò ruvida, letteralmente impura ( con la presenza di un deposito naturale ) e torbida. Un bevitore senza esperienza li può trovare primitivi, non finiti e zeppi di errori tecnici, proprio come sembravano i film di Fassbinder nei primi anni settanta a chi li guardava e li paragonava alla levigatezza dei film di Hollywood.Alla fine di questo viaggio sulle vie del vino naturale Nossiter lancia il suo manifesto: la difesa del terroir non è sinonimo di attaccamento reazionario e ostinato alla tradizione, ma difesa della nostra memoria storica, la sola garanzia in grado di proteggerci dalle menzogne devastatrici del marketing e dallo sfruttamento cinico del mercato, della cultura e della politica mondiale.