Alla stazione Leopolda di Firenze, si è svolta Mercoledì 18 la manifestazione Chianti Classico Collection 2009 dove è stato presentato il Chianti Classico 2007 e la Riserva 2006. Assaggiando i vari vini, il Chianti Classico 2007 mostra già un buon equilibrio, ma soprattutto colori meno spinti e un uso del legno meno marcato rispetto al passato. Un’annata in cui si riscontrano di più le caratteristiche del Sangiovese, colori non molto carichi, medio corpo e lieve scontrosità del tannino.Infine le Riserve 2006 pur mostrando un progresso sul piano della territorialità, restano in molti casi dei vini più spinti e lavorati, meno “divertenti” da bere rispetto alle versioni d’annata.
Il vino biologico è amico dell’ambiente
Adesso c’è anche la conferma, il vino prodotto con colture biologiche inquina di meno rispetto al vino prodotto con metodi standard, questo è il risultato emerso da uno studio condotto da Valentina Niccolucci dell’università di Siena e pubblicato dalla rivista Agricolture, Ecosystems and Environment. La ricerca è stata effettuata su due aziende Toscane che producono Sangiovese, una che utilizza metodo biologico ( vitigni coltivati con fertilizzanti naturali, lavori fatti per lo più a mano ) e l’altra che utilizza metodi standard. Per calcolare l’impatto sull’ambiente è stata utilizzata la misura dell’impronta ecologica che viene calcolata misurando tutte le risorse necessarie per produrre il vino. Il risultato? l’impronta ecologica per produrre il Sangiovese biologico è risultata 7,17 metri quadrati contro i 13,99 per il Sangiovese ottenuto con metodi standard.
Benvenuto Brunello 2003
Quale è il migliore? questa è la domanda che spesso mi veniva fatta.Ma la domanda giusta doveva essere ” Quale salveresti? ” Infatti l’assaggio dei vari Brunello 2003 è stato deludente.I profumi e i sapori del grande Brunello sono assenti nella maggior parte di questi vini.Alcuni sono talmente maturi, anzi direi stramaturi che odorano di cotto, altri presentano dei tannini verdi che non matureranno mai . Alcune aziende hanno tentato di ringiovanire il prodotto aggiungendo del vino più giovane, il risultato è abbastanza sgradevole perch emergono dei sentori di frutta fresca accanto a quelli di confettura e sottobosco caratteristici dei vini maturi, al gusto presentano una buona morbidezza iniziale ma che velocemente lascia il posto ad una sensazione alcolica e acido-tannica piuttosto sgradevole.Finale decisamente amaro.Quindi anche il Brunello paga quell’annata calda, torrida, tropicale del 2003. Per me i Bruello 2003 da salvare sono quelli prodotti da La Poderina, Lisini, Mastrojanni, Poggio antico, Siro Pacenti, Tenute Silvio Nardi, Talenti.Decisamente migliore è stato l’assaggio del Rosso di Montalcino 2006 e 2005, vini decisamente fruttati e freschi, molto piacevoli.
L’ambiente
Oggi è il blog action day ed è dedicato all’ambiente, anche io ho deciso di partecipare visto che l’ambiente è da sempre legato alla qualità del vino. Infatti la differenza di terreno, di microclima, di esposizione e di andamento climatico stagionale portano ad ottenere vini diversi per qualità , profumi e sapori. Da molto tempo ormai si parla di effetto serra e di cambiamenti climatici: il progressivo riscaldamento della terra è diventato un fatto innegabile e non viene più messsa in discussione che la sua causa principale sia da attribuire alle attività umane. In questo contesto ci si interroga sul futuro della produzione vinicola essendo la qualità del vino strettamente legata al territorio che lo produce e al clima che lo caratterizza. Uno studio realizzato nel 2006 dall’università di Firenze all’interno di un progetto di ricerca portato avanti da 16 enti di ricerca di paesi europei e extra europei dal titolo ” Climate change and agricolture in Europe” prospetta l’eventualità che nel giro di un secolo, il Brunello di Montalcino, il Chianti Classico e il Nobile di Montepulciano potrebbero diventare dei vini estinti, dato che le condizioni climatiche che oggi caratterizzano quelle zone di produzione non sussisteranno più a quella latitudine, ma si sposteranno più a nord. Da questa ricerca amergono anche due parametri molto importanti: l’aumento del tasso atmosferico di CO2 e l’aumento globale della temperatura. Con questo scenario ci si aspettta una modifica notevole delle areee di coltivazione con una generale espansione verso nord e di questo soffriranno soprattutto i prodotti tipici e tradizionali, la cui immagine è fortemente legata all’area di origine come per esempio i vini D.O.C. e D.O.C.G. Non solo ma questi cambiamenti climatici oltre a portare i suoi effetti sul ciclo di maturazione delle piante, porta anche un cambiamento sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio. I canbiamenti climatici in corso si manifestano infattti anche con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, un maggior rischio per le gelate tardive, l’aumento di incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti come le cavallette e la riduzione delle risrve idriche. Una situazione che fa aumentare il rischio della desertificazione. Di fronte a questi allarmi io credo che si debba intervenire, e visto che questi cambiamenti climatici sono legati al nostro stile di vita, dovremo iniziare a cambiarlo e ad utilizzare meglio quello che la natura ci mette a disposizione.
Le guide
Ci risiamo, come di consueto in ottobre escono in libreria le guide dei vini, vengono assegnati i vari grappoli, i soli, i bicchieri ecc…Ogni guida avrà dei vini premiati che non si trovano in nesssuna delle altre, ogni guida darà risalto ai vini di una regione piuttosto che ad un’altra. Come sempre i vari giornalisti criticheranno le scelte fatte dalle singole guide. A proposito la tendenza di quest’anno è quella di valorizzare i vini meno conosciuti e con un buon rapporto qualità -prezzo. Ma servono davvero tutte queste guide?
I condizionamenti del consumatore
Spesso il consumatore si lascia condizionare dall’aspetto estetico della bottiglia e non dal contenuto. Per studiare l’influenza del tipo di chiusura sulla qualità del vino secondo come essa viene percepita dal consumatore, sono stati condotti degli esperimenti su vini commerciali ottenuti da uve Chardonnay e Merlot. I vini sono stati proposti due volte agli stessi consumatori: la prima volta senza che essi conoscessero il tipo di chiusura della bottiglia, la seconda mostrando loro la chiusura. Il risultato finale a confermato che i vini chiusi con tappo di sughero sono stati giudicati più gradevoli e di qualità rispetto agli stessi vini chiusi però con tappo sintetico o con tappo a vite.