NEUROENOLOGIA DEL VINO

Uscito originariamente in inglese nel 2017 e disponibile in Italia grazie a Carocci editore, “Neuroenologia. Il cervello e il piacere del vino” rappresenta l’opera con cui Gordon M. Shepherd, neuroscienziato dell’Università di Yale, ha inaugurato una disciplina inedita dedicata all’analisi della degustazione: la neuroenologia.

La tesi di partenza di Shepherd è tanto lineare quanto rivoluzionaria: il sapore del vino non risiede nel bicchiere, ma nella mente di chi lo beve. Un’ipotesi che percorre l’intero testo e che ribalta completamente la prospettiva tradizionale, coinvolgendo non soltanto enologi e sommelier, ma ogni consumatore.

L’autore ha concentrato buona parte della sua carriera di ricerca sulla fisiologia dei sensi e in modo particolare sull’olfatto. Non è casuale, dunque, che proprio l’olfazione, e specialmente quella retronasale, costituisca il fulcro dell’analisi. Il testo guida chi legge attraverso i meccanismi reali della degustazione: il movimento del liquido nel cavo orale, la fluidodinamica, la respirazione, l’atto della deglutizione, il coinvolgimento muscolare attivo e il percorso delle molecole volatili verso i recettori olfattivi “dall’interno”, attraverso la faringe invece che dal naso.

Si delinea così un’idea della degustazione come processo attivo e articolato, ben oltre la mera dimensione sensoriale. Il gusto, chiarisce Shepherd, è in qualche misura un’illusione: ciò che identifichiamo come “sapore” deriva dall’elaborazione simultanea di gusto, olfatto, sensazioni tattili orali, ricordi, emozioni e meccanismi cognitivi complessi. Ed è proprio questa sintesi a rendere la degustazione enologica una delle esperienze umane più sofisticate, capace di coinvolgere il maggior numero di regioni cerebrali.

Tra gli elementi più significativi del libro c’è l’assenza di una distinzione rigida tra professionisti e bevitori comuni. Il cervello di un sommelier e quello di chi beve vino saltuariamente operano secondo gli stessi principi durante l’assaggio: ciò che varia è il bagaglio di esperienza, la pratica accumulata, l’abilità – spesso allenata anche senza piena consapevolezza – di individuare pattern, creare rappresentazioni mentali e dare senso alle percezioni.

Da questo punto di vista, Neuroenologia può rappresentare una sorta di sollievo per chi affronta la degustazione tecnica con incertezza: la complessità non è invenzione, ma frutto di un allenamento cerebrale graduale, come confermano numerose abitudini adottate dai grandi degustatori che nel volume trovano una base scientifica.

Shepherd richiama, ad esempio, Jean-Claude Berrouet, storico enologo di Pétrus, celebre per il suo particolare modo di degustare, caratterizzato da una sorta di “masticazione” del vino. Un gesto che può sembrare cerimoniale o spontaneo, ma che in realtà rispecchia decenni di esercizio della muscolatura orale e di gestione del flusso retronasale, anticipando sul piano pratico ciò che la neuroenologia spiega dal punto di vista teorico.

Nelle parti conclusive, dedicate alle ricadute applicative, il volume fornisce indicazioni utili anche ai produttori. Gradazione alcolica, prezzo, contesto di consumo, aspettative ed esperienze passate condizionano il piacere percepito ben più di quanto comunemente si creda. Il vino, secondo Shepherd, non dovrebbe essere concepito solo come merce, ma come esperienza neuro-sensoriale contestualizzata, suscettibile di mutare in base al luogo, al momento e all’individuo che lo degusta.

Scritto per addetti ai lavori, ricercatori e operatori del settore, Neuroenologia rimane comunque fruibile anche per semplici curiosi e appassionati. Un testo che non promette di “percepire di più”, ma di comprendere le ragioni di ciò che percepiamo. E che sollecita a osservare il vino da un’angolazione diversa, non solo all’interno del calice ma all’interno della nostra mente.

ANTEPRIMA CHIANTI LOVERS & MORELLINO DI SCANSANO, LE MIE IMPRESSIONI

Si è svolta al Padiglione Arsenale della Fortezza da Basso l’Anteprima Chianti Lovers & Rosso Morellino dove sono state presentate le nuove annate di Chianti e Morellino di Scansano: Chianti D.O.C.G. 2025, Chianti Superiore 2024, Chianti Riserva 2023, Morellino di Scansano 2025 e Riserva 2023.

L’evento riservato solo ai giornalisti italiani e stranieri è stato anche l’occasione per tracciare alcune linee guida sulle prospettive produttive e commerciali delle due denominazioni. Per quanto riguarda l’andamento del mercato, il presidente Busi del Consorzio Vino Chianti ha sottolineato che l’export resta determinante, rappresentando tra il 65% e il 70% della produzione del Chianti.
“La produzione del Chianti si è attestata quest’anno intorno ai 620 mila ettolitri, contro una previsione che parlava di circa 750 mila. Questo cambia il quadro e ridimensiona un po’ le preoccupazioni – ha commentato il presidente del Consorzio – anche perché la riduzione rispetto alle aspettative è legata soprattutto all’andamento climatico primaverile: le piogge fino a maggio e gli attacchi di peronospora hanno inciso sulle rese. In quella fase il grappolo colpito si secca e viene perso, ma non c’è stato un impatto negativo sulla qualità. Anzi, possiamo parlare di un’annata molto buona”.

Durante la manifestazione il presidente del Consorzio Morellino di Scansano, ha ufficializzato un passaggio significativo per la denominazione: la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle modifiche al disciplinare che introducono la nuova menzione Superiore, approvata dall’Assemblea nel 2025 e ora pienamente efficace.

“Si tratta di un passaggio molto importante nel percorso di crescita qualitativa del Morellino di Scansano – ha sottolineato Guicciardini Calamai – È il risultato di un lavoro condiviso che punta a rafforzare ulteriormente identità, selezione e posizionamento della denominazione sui mercati”.

La nuova menzione Superiore prevede rese più contenute rispetto all’Annata e potrà uscire sul mercato a partire dal 1 gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia: questo garantirà maggiore struttura e complessità, mantenendo comunque le caratteristiche peculiari di freschezza e bevibilità, tratti distintivi del Morellino.

Oltre 120 etichette in degustazione

In degustazione oltre 120 etichette complessive. Per il Consorzio Vino Chianti, presenti 55 aziende con 103 etichette di Chianti DOCG, tra Annata 2025, Superiore 2024 e Riserva 2023 (di cui 18 tipologia Superiore, 29 Riserva). Solo 26 i vini già in bottiglia, mentre la maggior parte dei campioni proveniva da botte o vasca.

Più contenuta ma significativa la presenza del Consorzio Morellino di Scansano: 13 aziende e 22 etichette complessive, con una sola referenza imbottigliata. Un quadro rappresentativo dell’evoluzione stilistica della denominazione, ma che lascia aperti interrogativi sulla reale leggibilità dei vini in fase così precoce e si unisce, purtroppo, ai pochi Chianti imbottigliati presenti.

La prevalenza di campioni di vasca o di botte, ormai prassi consolidata, limita la possibilità per la stampa di formulare giudizi approfonditi, soprattutto in assenza di un confronto diretto con i vini già in commercio.Molti degustatori hanno concentrato l’attenzione sulle poche referenze imbottigliate, tralasciando campioni ancora lontani da un’assemblaggio finale. 

Questi alcuni assaggi che mi hanno più convinto:

Chianti 2025

  • Salcheto – Biskero
  • Fattoria Lavacchio
  • Marini
  • Bonacchi – Gentilesco
  • Poggiotondo di Lorenzo Massart – Le Rancole

Chianti colli Aretini 2025 Paterna

Chianti Colli Senesi 2025 Pietraserena – Torri

Chianti Superiore 2024

  • Colognole – Sinodie
  • Malenchini Tenuta Sette Ponti – Vigna di Pallino

Chianti Rufina 2024

  • Frascole
  • Villa Travignoli

Chianti Riserva 2023 Fattoria Poggio Alloro – Amico

Chianti Rufina Riserva 2023

  • Borgo Macereto
  • Frascole
  • Villa Travignoli

Morellino di Scansano 2025

  • Antonio Camillo
  • Bruni
  • Poggio Maestrino – Spiaggiole

Morellino di Scansano Riserva 2023 Morisfarms

Grande successo per la CHIANTI CLASSICO COLLECTION 2026

La 33esima Chianti Classico Collection si chiude con un risultato che supera ogni aspettativa, riaffermando il ruolo della denominazione come una delle realtà più solide e riconosciute del vino italiano. Ad accogliere i visitatori alla Stazione Leopolda è stato un Bacco alto tre metri, manifesto del messaggio che ha guidato l’edizione 2026: “il vino è cultura”. Un concetto che riassume non solo il valore enologico del Gallo Nero, ma anche il suo peso identitario, storico e sociale.

I numeri raccontano il successo dell’evento: 223 aziende espositrici, record assoluto, hanno dato voce alla complessità territoriale del Chianti Classico, confermando la capacità della Collection di rappresentare, anno dopo anno, tutte le sfumature della denominazione.

Il tema Wine is Culture non è stato solo uno slogan. Dal 1716, anno di definizione dei confini storici del Chianti Classico, il vino è espressione di un sistema complesso fatto di paesaggio, architettura rurale, ville-fattoria, conoscenze agrarie e memoria collettiva. Un patrimonio che oggi conta oltre 150 ville storiche e più di 300 siti tutelati, custoditi da viticoltori che sono al tempo stesso produttori e garanti di un’eredità culturale condivisa.

In questo quadro si inserisce la candidatura del Chianti Classico a Patrimonio Mondiale UNESCO, attualmente in fase avanzata di valutazione tecnica da parte dell’ICOMOS. Il progetto riguarda il Sistema delle Ville-Fattoria, inteso come paesaggio culturale unico, sostenuto dalla Regione Toscana, dai Comuni del Gallo Nero e coordinato dalla Fondazione per la Tutela del Territorio.

Sul piano economico, il bilancio della denominazione è nettamente positivo. In un contesto internazionale segnato da incertezze geopolitiche e contrazioni dei consumi, il Chianti Classico cresce ancora in volume, superando di oltre un punto percentuale il risultato dell’anno precedente. Ancora più significativo il dato sul valore: la crescita è continua e strutturale, trainata dalle tipologie Riserva e Gran Selezione che oggi rappresentano il 43% dei volumi e oltre il 55% del fatturato.

Nonostante la forte vocazione all’export, il mercato italiano resta centrale, con una quota del 19% delle vendite. Qui emerge chiaramente un cambiamento nei comportamenti di consumo, sintetizzato dallo slogan “bere meno, bere meglio”, che premia in particolare la Gran Selezione, riconosciuta come vertice qualitativo della denominazione e sempre più valorizzata anche nel prezzo medio.

All’estero, gli Stati Uniti consolidano la leadership salendo al 37% dei volumi, mentre il Canada registra una crescita del 33%, spinta soprattutto da Riserva e Gran Selezione. In Europa, Germania e Paesi Scandinavi mostrano un’importante crescita in valore, segnale di mercati maturi e sempre più consapevoli. Da segnalare il caso della Svezia, in aumento di quasi il 7%, dove la tipologia Annata continua a fungere da efficace biglietto da visita.

Comportamento singolare quello del mercato asiatico: Cina, Singapore e Hong Kong non incidono ancora sui volumi, ma mostrano un alto valore medio, frutto di strategie promozionali mirate. Sul fronte europeo, spicca infine la Francia, dove la Gran Selezione registra una vera impennata: un riconoscimento simbolico forte, proprio nel mercato dei “cugini” d’Oltralpe.

La Chianti Classico Collection 2026 si è chiusa con la consapevolezza che in questo territorio il vino non è solo un prodotto agricolo, ma il risultato vivo di una cultura millenaria che continua a generare valore, identità e futuro.

Voci da Slow Wine Fair 2026

Dal 22 al 24 febbraio i padiglioni di BolognaFiere ospitano la quinta edizione della Slow Wine Fair, con oltre 1100 produttori di vino selezionati da Slow Food, provenienti da tutta Italia e da 27 Paesi – tra cui Messico, Bulgaria, Ucraina, Georgia, Giappone, Grecia e Argentina –, e un programma di  incontri per approfondire tematiche centrali legate al mondo del vino, scoprire nuovi Presìdi o partecipare alle Masterclass in programma. 
La quinta edizione della Slow Wine Fair – afferma Giancarlo Gariglio, curatore della Guida Slow Wine e coordinatore della Slow Wine Coalition – sarà attraversata da alcune tematiche fondamentali che ne definiscono l’identità. Non siamo e non vogliamo essere una semplice fiera B2B, ma uno spazio di riflessione capace di offrire spunti concreti per orientare il futuro del vino italiano e internazionale. A Bologna parleremo del vino come fenomeno economico, culturale e sociale, un aspetto che troppo spesso viene dato per scontato. La produzione vitivinicola ha un impatto profondo sull’economia delle nostre campagne e sulle comunità che le abitano: gran parte della manodopera impiegata nei vigneti è composta da lavoratori stranieri, in larga misura extracomunitari, una realtà che apre a sfide complesse e non più rinviabili. Da un lato emergono criticità e vere e proprie piaghe, come il caporalato e le condizioni di sfruttamento; dall’altro, però, il vino può e deve diventare un motore di inclusione, dignità del lavoro e crescita sociale. È su questo equilibrio, fragile ma decisivo, che vogliamo accendere il confronto».  Vino che rispetta i lavoratori, perché la piaga dello sfruttamento in agricoltura colpisce il ricco settore vitivinicolo in qualsiasi regione. Di questo si discute nella conferenza Il mondo in vigna, il giusto nel bicchiere, il 22 febbraio alle 14. Ma gli esempi di vino  “giusto”, quello che rispetta la sostenibilità umana, a Slow Wine Fair non mancano: «Tra i nostri dipendenti – racconta Lorenzo Marotti Campi della cantina Marotti Campi nelle Marche – ci sono persone che con la nostra azienda hanno una storia da quattro generazioni. Il capo d’opera, per esempio, è figlio e nipote dei capi d’opera precedenti; ora anche suo figlio sta lavorando con noi. Paghiamo stipendi sopra la media, perché abbiamo bisogno di instaurare rapporti di lungo termine e di fiducia. Per noi è importante anche perché siamo un’azienda totalmente verticale: ogni processo dalla vigna all’imbottigliamento è condotto da noi, e dunque abbiamo controllo totale su ogni aspetto del lavoro che facciamo. Molti produttori commerciali non possono dire lo stesso».  La sensibilità verso l’essere umano va a braccetto con quella verso il mondo di cui siamo ospiti. E allora il vino ci presenta progetti come quello dello “Sciacchetrà del migrante” a Riomaggiore: «Siamo riusciti a recuperare un ettaro di terra che stava per franare verso il mare, perché non va dimenticato che senza la coltivazione della vite, la bellezza delle Cinque Terre sarebbe a rischio – spiega Samuele Heydi Bonanini titolare dell’Azienda Agricola Possa –. A permettere questi risultati, dieci ragazzi immigrati impiegati in modo continuativo presso le aziende del territorio. Alcuni di loro oggi vivono stabilmente in zona, contribuendo anche a contrastare la piaga dello spopolamento. Il percorso di inserimento ha dato risultati molto positivi, perché i ragazzi, individuati con l’aiuto della Caritas di La Spezia, si sono dimostrati interessati e vogliosi di apprendere un lavoro, mossi da una grande passione. Il primo risultato tangibile è l’immissione sul mercato di un centinaio di bottiglie di Sciacchetrà: per ora sono poche, ma stiamo crescendo. Crediamo molto in questo progetto, che tutela terreni fragili, ma produttivi, promuove l’inserimento sociale e lavorativo di persone immigrate e, non ultimo, ci permette di incrementare la produzione di qualità di sciacchetrà». Bonanini è tra i relatori, martedì 24 alle 11, della conferenza Terre Alte: quando il vino si fa comunità.  Gli espositori italiani Per il visitatore della Slow Wine Fair il vero valore aggiunto è la possibilità di incontrare i produttori presenti al loro banco d’assaggio, ascoltare le loro storie e conoscere la loro filosofia produttiva, scoprendo che il vino degustato non è solo buono, ma porta con sé una spinta sociale importante e un’attenzione concreta alla tutela della natura. Ecco alcune delle loro voci in un’anteprima dai padiglioni della Slow Wine Fair. «Produciamo vini nel rispetto della natura e con il coinvolgimento del territorio. Non puntiamo alla quantità, e cerchiamo di mantenere la biodiversità che ci circonda fatta di viti, pascoli e boschi. Immaginare  una campagna in cui la fauna trovi il suo spazio, perché anche l’apporto degli animali – cinghiali esclusi – è fondamentale, in un’ottica di fertilità del suolo» affermano i Garagisti di Sorgono in Sardegna, Pietro Uras, Simone Murru e Renzo Manca.  «Il mio modo di fare viticoltura è ispirato da un sentimento di amore – sottolinea Angelo Muto, alla guida delle Cantine dell’Angelo in Campania –. Un amore per il processo di produzione naturale e per le nostre viti che mi è stato trasmesso dai nonni. Le viti sono esseri viventi, e il nostro lavoro consiste anzitutto nel comprenderne le necessità e nell’intervenire in modo puntuale laddove sono i problemi. Capire, studiare, osservare sono tutte azioni fondamentali per il processo di produzione naturale, per il quale lavoriamo insieme alle vigne, le accompagniamo senza forzarle, per ricavarne il risultato migliore in termini quantitativi».  Storie dal mondo a BolognaFiere Anche quest’anno il mondo del vino si dà appuntamento alla Slow Wine Fair. Sono oltre 150 le cantine provenienti da 27 Paesi. Accanto a realtà storiche come Francia e Germania, con denominazioni note a livello internazionale, trovano spazio anche produzioni meno conosciute ma di grande interesse, provenienti da Paesi come Messico, Bulgaria e Ucraina.Non mancano i produttori della Natural Wine Association della Georgia, insieme a interessanti esperienze dalla Grecia, dai Paesi dell’America Latina e dagli Stati Uniti. Tornano inoltre gli Slow Sake dal Giappone e una selezione di produttori di sidro, a testimonianza della crescente diversità del panorama fermentato. Tra i protagonisti da non perdere – sia per la degustazione dei vini sia per le storie che li accompagnano – segnaliamo Juan e Susana Piqueras García, che dopo aver lasciato la vita cittadina sono tornati nel loro paese natale, Campo Arcís in Spagna, per fondare Bodega Pigar. Il loro progetto si concentra sul recupero di parcelle vitate abbandonate, restituendo valore agricolo, dignità al lavoro contadino e nuova vita a paesaggi dimenticati. Nel sud dell’Ucraina, nella storica regione vitivinicola della Bessarabia, Kostiantyn Tintulov produce vini naturali con vigneti di proprietà, un uso minimo di input chimici ed energia solare. Anche in contesti geopolitici complessi, la sua cantina guarda al futuro, condividendo pratiche rinnovabili e strategie di resilienza attraverso la Slow Wine Coalition, e affermando il ruolo del vino come ponte tra le comunità. Dalla California arriva l’esperienza di Líderes Campesinas, rappresentata da Irene de Barracuia e Yunuen Ibarra: un movimento di base che promuove i diritti e l’empowerment delle donne, spesso migranti, impiegate in agricoltura, dimostrando come inclusione e sostenibilità possano crescere insieme. La si può incontrare nella conferenza Il mondo in vigna, il giusto nel bicchiere, il 22 febbraio alle 14. In Argentina, a quasi 2000 metri sul livello del mare, in uno dei vigneti più alti del mondo, Claudio Zucchino produce vini che parlano di resistenza ed equilibrio. Parte della comunità Slow Food per l’enoturismo sostenibile nella Quebrada de Humahuaca, il suo progetto mostra come la viticoltura possa proteggere ecosistemi fragili e creare opportunità in territori remoti. Dall’Australia, infine, Amelia Birch, sommelier e fondatrice a Sydney di Famelia, wine bar ed enoteca dedicati esclusivamente ai vini prodotti da donne, un progetto che unisce ospitalità, visibilità e cambiamento culturale in un settore ancora segnato da forti squilibri di genere. Amelia è una delle relatrici della conferenza L’uva è donna, il 22 febbraio alle 16.30.  Il viaggio delle Annate Storiche della Banca del Vino Oltre alla possibilità di scoprire nuovi vini insieme ai produttori presenti alla Slow Wine Fair e partecipare alle numerose Masterclass, c’è una novità assoluta: l’area Banca del Vino – Annate storiche. «Portare in degustazione etichette uscite dal commercio da cinque o dieci anni significa offrire al pubblico un’occasione concreta di educazione all’evoluzione del vino, superando il pregiudizio che spesso accompagna quelle più mature – ci introduce nella filosofia dello spazio Federico Piemonte, amministratore delegato della Banca del Vino –. Allo stesso tempo, vogliamo creare uno spazio di confronto tra produttori e operatori del settore sulle potenzialità di invecchiamento, un momento di dialogo che spesso manca nelle fiere di settore. Quest’area nasce dall’esperienza della Banca del Vino di Pollenzo (Bra, Cn), che da oltre vent’anni valorizza il tempo come elemento distintivo della cultura del vino». L’appello di Carlo Petrini ai giovani Per una crescita del settore che guardi al futuro con speranza, strategico è l’apporto delle nuove generazioni: «Da anni incontro studenti di ogni tipo di scuola per parlare del forte legame che lega la nostra vita al cibo, e chiedo loro quanti immaginano il proprio futuro nella produzione agroalimentare – chiosa Carlo Petrini, fondatore di Slow Food –. Le mani che si alzano sono sempre pochissime. Mi è capitato che, davanti a oltre 500 ragazze e ragazzi, solo uno si dicesse interessato. È il segno di un profondo distacco dalla terra e dai saperi tradizionali, che un tempo rappresentavano una vera educazione alimentare. Eppure questi giovani dimostrano una grande sensibilità verso le tematiche ambientali e sociali. Dare loro gli strumenti per comprendere il ruolo centrale del cibo e dell’agricoltura è fondamentale per tutelare la biodiversità, rafforzare le economie locali, contrastare l’abbandono dei territori e costruire una società capace di seminare un futuro più buono, pulito e giusto per tutte e tutti». Nuove generazioni, agricoltura e ambiente è il tema della chiacchierata di Carlo Petrini e del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), con giovani vignaioli presenti alla Slow Wine Fair, lunedì 23 alle 14. Insomma Slow Wine Fair è un appuntamento con il vino da vivere a 360°: con la testa, l’olfatto, il gusto e, soprattutto, il cuore. La fiera gode del patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, del Comune di Bologna, della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna, e di Confcommercio Ascom Bologna. Con il supporto di ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, della Regione Emilia-Romagna e di FIPE. In collaborazione con Amaroteca e ANADI – Associazione Nazionale Amaro d’Italia, Demeter e Drink Factory. Main partner: Guala Closures, Reale Mutua e WinterHalter. In kind partner: Acqua S. Bernardo, Bormioli Luigi, Gruppo Saida, IP Industrie del Freddo Professionale, Pefc Italia, Pulltex e Wolf System. Media partner: Affaritalian.it, Bar.it, Green Retail, Horecanews.it, I Grandi Vini, Il Gusto Gruppo Gedi, Italy Export, Luxury Food & Beverage Magazine, Premiata Salumeria Italiana, QN Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno, TecnAlimentaria Beverage Industry.
Ufficio stampa Slow Wine Fair 2026BolognaFiere: Daniela Modonesi – 366 6659090 – daniela.modonesi@bolognafiere.itSlow Food: Elisa Virgillito – 345 2598615, Elena Coccia – 348 0120860, Valter Musso 335 7422962stampa@slowfood.it

PrimAnteprima: evento di apertura della Settimana dei vini di Toscana

In un mercato globale che impone nuove rotte, la Toscana del vino risponde con la forza della sua identità e una chiara visione strategica, capace di guidare le trasformazioni del settore anziché subirle, puntando sulla strada del valore e dell’eccellenza. Questa visione consapevole si riflette in una produzione per il 2025 pari a 2,2 milioni di ettolitri che, dopo un 2024 di rese record, si attesta sul trend degli ultimi dieci anni. Un contenimento ampiamente atteso, frutto di una gestione agronomica matura e una precisa volontà di autoregolazione, volta a contenere l’offerta per preservare la qualità e il prestigio delle denominazioni. Questo impegno verso l’eccellenza si sposa con una leadership indiscussa nella sostenibilità, che vede la Regione già capofila verso gli obiettivi del Green Deal UE grazie a una straordinaria estensione di vigneto biologico e a pratiche di precisione all’avanguardia. La competitività del sistema è ulteriormente blindata da politiche regionali strutturali, come la programmazione di circa 600 ettari di nuovi impianti nel 2026 e l’integrazione del nuovo “pacchetto vino” UE, che accelera l’innovazione portando maggiore elasticità nelle procedure e maggiorando i contributi con percentuali di aiuto che arrivano fino all’80%. Anche sul fronte dei mercati esteri, la Toscana trasforma le nuove sfide in opportunità, utilizzando l’enoturismo come un asset strategico imbattibile: un’esperienza territoriale completa che, oltre a consolidare il legame con le comunità locali, valorizza il brand attraverso la crescita delle vendite dirette. Il quadro che emerge è quello di un sistema solido e coeso – che vede la Regione fare squadra con i Consorzi – e che ha scelto di guidare la transizione globale puntando sul binomio qualità-valore, confermandosi il modello di riferimento mondiale per il vino di qualità.

È questa, in sintesi, la fotografia che emerge da PrimAnteprima, l’appuntamento dedicato alla stampa di settore che apre la Settimana delle Anteprime, sette giorni in cui si presentano al mondo le nuove annate. L’evento è promosso da Regione Toscana e Camera di Commercio di Firenze, l’organizzazione è a cura di PromoFirenze, il coordinamento della comunicazione, l’ufficio stampa e i social, sono affidati a Fondazione Sistema Toscana.

IL WORKSHOP DI INAUGURAZIONE. Ad inaugurare la Settimana il workshop di PrimAnteprima ospitato questa mattina, 13 febbraio, presso il Cinema La Compagnia a Firenze dal titolo “Presente e futuro del vino: la via toscana in un mondo che cambia, velocemente”, a cui hanno preso parte autorità ed esperti del settore. Dopo i saluti di Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, Stefania Saccardi, presidente del Consiglio regionale della Toscana edi Massimo Manetti, presidente della Camera di Commercio di Firenze, Fabio Del Bravo, responsabile Direzione Filiere e Analisi dei Mercati di ISMEA, ha presentato il report “Vitivinicoltura toscana alle sfide dei nuovi scenari: dati e tendenze in atto” realizzatoad hoc per PrimAnteprima. A seguire sono intervenuti su “La via toscana: governance e ricerca”: Andrea Rossi, presidente A.VI.TO, Claudio D’Onofrio, presidente Tos.Co.Vit e Gennaro Giliberti, responsabile Settore Produzioni agricole della Regione Toscana. A seguire, focus su: “La via toscana: qualità e territorio” con gli interventi di Nicola Prudente (Tinto) conduttore Decanter – Rai Radio 2 e Linea Verde Italia – Rai 1, Ilaria Lorini, miglior Sommelier d’Italia AIS 2025, Bruna Caira, direttrice Strada del Vino del Nobile di Montepulciano, Donatella Cinelli Colombini, fondatrice Movimento Turismo del vino. Le conclusioni sono state affidate a Leonardo Marras, assessore all’Economia, al Turismo e all’Agricoltura della Regione Toscana. La mattinata è stata moderata da Simona Bellocci, caporedattore di Intoscana.it. A seguire, presso la Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi, si è tenuta una degustazione guidata dedicata ai giornalisti, di vini dei territori della Toscana offerti dai Consorzi organizzatori delle Anteprime e curata da AIS Toscana.

I NUMERI DI UNA LEADERSHIP QUALITATIVA. Il panorama vitivinicolo regionale è un mosaico d’eccellenza composto da 12.324 aziende. Con una superficie vitata di oltre 60.000 ettari, la Toscana ha compiuto una scelta di campo radicale: la qualità estrema. Ben il 97% dei vigneti è iscritto a denominazioni DOP rispetto alla media nazionale ferma al 65%. Questo si traduce in un’offerta commerciale dove il 90% del vino che arriva al consumatore è certificato, garantendo un valore aggiunto che protegge i produttori dalle fluttuazioni dei mercati dei vini generici. Il “cuore” pulsante è il Sangiovese, che copre il 60% della superficie, ma la forza risiede nella varietà: dalle storiche aree di Siena e Firenze (che insieme rappresentano il 62% del vigneto regionale) alle aree emergenti, la Toscana offre una diversità di microclimi che la rendono resiliente ai cambiamenti climatici, dall’Appennino alle isole.

PRODUZIONE E INVESTIMENTI: IL VIGNETO È GIOVANE, LA CANTINA SI RINNOVA. Se la produzione si attesta sui 2,2 milioni di ettolitri nel 2025 – un dato che riflette una precisa volontà di selezione qualitativa e una gestione oculata delle rese – il settore gode di una salute strutturale straordinaria. Grazie all’utilizzo virtuoso della misura OCM Ristrutturazione (che ha interessato il 61% delle superfici), il 55% dei vigneti toscani ha meno di 20 anni. Questo significa avere impianti moderni, efficienti e pronti a produrre vini in linea con i nuovi gusti internazionali. Massicci investimenti anche per rinnovare ed innovare le cantine, con circa 10 milioni di euro di aiuti a tutte le imprese che avevano presentato progetti.

EXPORT: IL VALORE DEL BRAND TOSCANA. In un mercato globale caratterizzato da una complessa congiuntura geopolitica, il vino toscano conferma la sua solidità. Le esportazioni dei rossi DOP (che rappresentano il 96% dell’export regionale) hanno mostrato una buona vitalità nei volumi verso l’Unione Europea (+3,5%). Sebbene il dato del valore complessivo registri una lieve flessione (-8%), questa va letta correttamente come un normale riassestamento dopo i picchi record degli anni precedenti e come una precisa strategia competitiva condivisa da Regione e Consorzi toscani, per alzare il valore rispetto ai volumi, puntando anche a mantenere le quote di mercato in aree chiave come gli USA (primo mercato mondiale, cresciuto del +2,9% in volume) e il Canada. La Toscana continua a pesare per il 10% del valore totale delle IG italiane, dimostrando che, quando il mondo cerca qualità, guarda verso le colline toscane.

IL MERCATO INTERNO: RESILIENZA E NUOVI CONSUMATORI. In Italia, le DOP toscane difendono con orgoglio il loro posizionamento nella Grande Distribuzione, rappresentando il 14% del valore totale del comparto. Mentre il consumo di vino generico cala (-5,7%), le DOP toscane contengono la flessione al solo 2,1%, dimostrando una fedeltà del consumatore superiore alla media. Il dato più interessante arriva dai giovani adulti (35-45 anni). Questa fascia di consumatori, pur acquistando volumi leggermente inferiori, ha incrementato la spesa del 24%. È la prova tangibile di un nuovo paradigma: si beve meno, ma si beve molto meglio, e si sceglie Toscana.

LA RIVOLUZIONE GREEN: TOSCANA CAPOFILA. La novità più rilevante degli ultimi anni è il primato della sostenibilità. Con oltre 23.000 ettari a coltivazione biologica (38% del totale regionale), la Toscana è una delle regioni più “verdi” d’Europa. Contribuisce da sola al 17% dell’intera superficie bio nazionale, posizionandosi in anticipo rispetto agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030. Questo impegno non è solo etico, ma commerciale: il vino bio toscano sta diventando il nuovo standard richiesto dai mercati del Nord Europa e del Nord America.

ENOTURISMO E FLUSSI TURISTICI: LA TOSCANA COME DESTINAZIONE ESPERIENZIALE. Nel 2024, la Toscana ha consolidato il suo ruolo di protagonista nel panorama turistico nazionale, confermandosi la terza regione italiana per flussi turistici con ben 15 milioni di arrivi (+2,6% rispetto al 2023) e oltre 46 milioni di presenze. Questo dinamismo, che rappresenta il 10% dell’intera affluenza turistica in Italia, è trainato soprattutto dalla componente internazionale, che costituisce il 58% del mercato. Un dato di particolare rilievo è la capacità della regione di distribuire i visitatori in modo capillare su tutto il territorio: la Toscana detiene infatti il primato nazionale per l’accoglienza rurale, con oltre 6.000 aziende agrituristiche(quasi un quarto del totale italiano).

In questo contesto, l’enoturismo è evoluto da attività collaterale a vera e propria leva strategica per lo sviluppo sostenibile e il rafforzamento del legame tra agricoltura, comunità locali e turismo. Pioniera nel settore, la Regione Toscana è stata tra le prime in Italia ad adottare una normativa specifica (L.R. 30/2003), oggi adeguata alle più recenti linee guida nazionali, a cui aderiscono circa 170 operatori specializzati iscritti all’elenco regionale. Oggi, l’offerta delle aziende vitivinicole toscane va ben oltre la semplice degustazione, proponendo esperienze immersive che spaziano dall’arte contemporanea in cantina al trekking tra i filari, fino alla partecipazione attiva alla vendemmia. Per CESEO (Università LUMSA) che ha condotto una ricerca per il Movimento del Turismo del Vino, le imprese del vino toscane propongono un’accoglienza familiare nel 63% dei casi e mettono al centro dell’offerta il paesaggio (95%) e la cultura (74%) molto più che in ogni altra regione italiana. Sono molto dinamiche anche sul fronte delle proposte che uniscono la formazione all’intrattenimento come i corsi di cucina presenti nel 32% delle cantine.

Il PREMIO ASET “KYLE PHILLIPS” A ALESSANDRA PIUBELLO. Nell’ambito di PrimAnteprima è stato assegnato il Premio Kyle Phillips, da parte di Leonardo Tozzi, presidente di ASET – Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana – e daLeonardo Marras, assessore all’Economia, al Turismo e all’Agricoltura della Regione Toscana. Il premio intitolato al giornalista americano prematuramente scomparso è assegnato ogni anno dall’Associazione a un collega di settore che incarni l’approccio di franchezza, curiosità professionale, mancanza di pregiudizi e serenità di giudizio. Quest’anno il riconoscimento è stato assegnato ad Alessandra Piubello, giornalista, scrittrice e l’unica curatrice donna di una guida di vini pubblicata in Italia, la Guida Oro I Vini di Veronelli. Collabora con le più importanti riviste di settore nazionali e internazionali. La sua professionalità è supportata da studi (AIS, WSET, Università di Bordeaux), già ispettrice per la Guida Ristoranti de L’Espresso, autrice di libri, membro di prestigiose associazioni, presenza nei più importanti concorsi enologici al mondo come presidente di giuria, è Regional Chair ai Decanter World Wine Awards.

LA WINE WEEK. La Settimana delle Anteprime di Toscana prosegue con gli appuntamenti curati dai Consorzi: Anteprima del Nobile di Montepulciano (14 e 15 febbraio, Montepulciano), Chianti Classico Collection (16 e 17 febbraio, Stazione Leopolda, Firenze), Anteprima “L’Altra Toscana” (18 febbraio, Palazzo degli Affari, Firenze), Chianti Lovers & Rosso Morellino (19 febbraio, Fortezza da Basso, Firenze), Valdarno di Sopra Day (20 febbraio, Anfiteatro del Borro, San Giustino Valdarno – Arezzo).

BUY WINE.  La sedicesima edizione di Buywine Toscana, vetrina BtoB del vino made in Tuscany, si svolgerà l’11 e 12 marzo 2026 presso la Stazione Leopolda di Firenze. L’evento di Regione Toscana e Camera di Commercio di Firenze, organizzato da PromoFirenze e Fondazione Sistema Toscana, vedrà 190 aziende toscane, selezionate tramite bando regionale, incontrare 175 buyer provenienti da 49 Paesi. Le principali delegazioni provengono da USA e Canada, che si confermano tra i Paesi di maggiore interesse. Rilevante anche la presenza di operatori dai Paesi del Mercosur e dall’America Latina. L’Asia sarà rappresentata sia da mercati consolidati come Cina, Singapore, Giappone e Corea del Sud, sia da Paesi con un interesse emergente come Thailandia, Vietnam e Malesia. Si conferma inoltre la tendenza europea, che evidenzia un crescente interesse nei Paesi dell’Europa centro-orientale e nell’Area Scandinava. Al termine del Buywine sono in programma Wine Tour riservati ai buyer, organizzati in collaborazione con la Camera di Commercio di Firenze e i Consorzi Chianti Colli Fiorentini, Vino Toscana e Chianti Classico. Inoltre, grazie alla collaborazione con Promovito, associazione che riunisce undici consorzi regionali, saranno realizzati altri due tour con visite in azienda e masterclass dedicate.

*Fonte: i numeri presentati da ISMEA sono tratti dalla ricerca: “I NUMERI DEL VINO IN TOSCANA 2026”, febbraio 2026.

Ufficio Stampa PrimAnteprima 2026